Un estratto dalla presentazione che Giorgio Capellani ha fatto, alla Riapertura del Centro, sul nuovo gruppo di studio,
CONOSCERE SE STESSI
Buon pomeriggio a tutti, benvenuti! Sono qui per presentarvi il lavoro che inizieremo ex novo quest’anno. Abbiamo alle nostre spalle un lungo studio sulle opere scientifiche di Rudolf Steiner – dall’O.O.1 in avanti -, trovo che sia molto importante seguire un ordine cronologico e personalmente ritengo che l’opera omnia di Rudolf Steiner non sia articolata a caso. Quindi è significativo il fatto che lui si sia presentato al mondo parlando di teoria della conoscenza, e non come un esoterista.
Le sue prime opere, come sapete, non sono opere, diciamo così, esoteriche, sono opere filosofiche di pura teoria della conoscenza. Ma ho scelto di iniziare il lavoro, quattro anni fa, perché le sue prime cinque-sei opere, quelle scientifiche, sono una palestra valida per allenare il pensiero umano, per consentire al pensiero un nuovo percorso, un percorso che porta alla via dello spirituale. E ritengo importante questo racconto non per tracciare un prequel o tracciare un obbligo all’ingresso per tutti, ma per non dimenticare la qualità di pensiero che Steiner ci suggerisce di sperimentare.
Il nuovo lavoro inizierà con questi due testi: l’O.O. 7 e l’O.O.8, e poi in realtà molte altre. Chi c’era al vecchio corso, sa che il libro principale erano Le linee fondamentali, ma poi ci siamo mossi tra vari testi scientifici. Rudolf Steiner inizia con un nuovo tono, scriverà in tempi nuovi un testo importantissimo: Il cristianesimo come fatto mistico e i misteri antichi.
Praticamente c’è un cambiamento della vita di Rudolf Steiner. Abbandonato l’ambiente delle opere di Goethe, lui diventa – e siamo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento – direttore del Magazin für Literatur, una rivista tedesca di letteratura. Ci sarà anche il primo matrimonio sul quale in modo piuttosto secco dice, ne La mia vita: non ha interferito con il mio sviluppo spirituale.
In quel periodo c’è l’insegnamento presso la scuola per operai di Berlino, dopo l’esperienza che aveva vissuto con la famiglia Specht, e in particolar modo come istitutore di Otto Specht, il bambino idrocefalo portato alla maturità che poi diventerà medico. Quindi i primi germi di pedagogia li ritroviamo in queste due grandi esperienze. Ma soprattutto Rudolf Steiner inizia a frequentare l’ambiente dei conti Brockdorff.
I conti Brockdorff sono teosofi e Rudolf Steiner inizia ad avvicinarvisi. Inizia ad avvicinarsi ai teosofi nel senso che lui non era un teosofo ufficiale e ci tiene a sottolineare un aspetto molto importante. E nell’autobiografia, La mia vita, lo dice chiaramente: «La conoscenza spirituale che si trova in Il Cristianesimo quale fatto mistico è attinta direttamente dal mondo spirituale. Solo per mostrare agli uditori delle mie conferenze e ai lettori del mio libro l’armonia tra quanto è percepito spiritualmente e le tradizioni storiche, vi ho inserito queste ultime, ma non ho mai accolto nulla da tali documenti che non abbia prima avuto davanti a me nello spirito» (cap. XXVI).
Steiner presenta da subito la sua posizione. Dice: ho iniziato a parlare esclusivamente per ciò che io ho potuto sperimentare. Ecco, io trovo che se nelle opere scientifiche lui ci mostra il suo percorso razionale e intellettuale, quindi l’evoluzione del pensare, dopo dice: ciò che io vi narro è ciò che io sperimento. Sapete che era uno che aveva esperienze del mondo sovrasensibile, ma qui inizia a dire, ecco, io ho la coscienza di queste cose, e ciò che porterò nel mondo come contributo è per mia diretta esperienza.
Tra l’Ottocento e il Novecento, nell’arco dell’esoterismo in senso lato, si ha una delle rare e veritiere testimonianze. Molti esoteristi o presunti tali fanno magari in modo molto abile un gran pot-pourri; Rudolf Steiner è di una cristallina onestà nel narrarci tutto questo. E ci narra tutto questo e viene la pelle d’oca a pensare a come lo descrive, sempre al cap. XXVI, proprio alla fine, in poche righe: «Poco prima avevo dovuto subire la prova interiore che ho descritta. Lo sviluppo della mia anima fu dovuto all’essere stato spiritualmente dinanzi al Mistero del Golgota nella più intima e profonda solennità della conoscenza».
Capite che allora l’intonazione di queste due opere che studieremo è di grande importanza e della massima serietà.
Torniamo un attimo all’O.O.7, ai Mistici all’alba dei tempi nuovi. Lui descrive in un certo qual modo il passaggio di un’ampia corrente culturale che, a cavallo della corrente che porterà al materialismo e all’intellettualismo, segue una via diversa. Mostra proprio come una corrente diversa si muovesse nel mondo. E quindi ci parlerà di Böhme, di Mastro Eckhart, ma soprattutto di Niccolò Cusano, come figura che riesce a riunire l’antica corrente, più che a proclamare se stessa in virtù di un’esperienza reale, ma come se fosse un’antica eco… Conta invece ciò che la scienza naturale, ciò che Ruggero Bacone ci dice, e su Cusano Steiner conclude: si riesce a presagire quasi come un mistico riuscisse a muoversi nella sfera della conoscenza con la stessa sicurezza con cui si muoveva nel campo della mistica.
Quindi qui vedete che Steiner non ha l’interesse a creare un elemento settario. L’elemento di Steiner rimane uno, e lo ripeterà più volte in queste opere: rendere possibile all’uomo che professa in assoluta chiarezza le teorie della scienza naturale di potersi avvicinare al mondo spirituale.
E per fare questo arriva la bellissima sintesi del Cristianesimo come fatto mistico dove parla proprio dei mistes. I mistes sono i discepoli dei misteri. E più volte specificherà: quando parliamo di misticismo qui non ci riferiamo a uno stato sognante, fumoso, sentimentale; ci muoviamo con una assoluta chiarezza in una dimensione diversa, che non è quella della nostra corporeità fisica.
Steiner lo dirà chiaramente nell’introduzione del libro, nel congiungere e nel tracciare un filo rosso, una continuità tra la saggezza precristiana, quindi la saggezza dei misteri, e l’evento del Golgota. Arrivando a descrivere alcuni passi culminanti dei Vangeli, in particolar modo la Resurrezione di Lazzaro come il segno in cui venne realizzato sotto gli occhi di tutti quello che era stato celato nei misteri, un processo di iniziazione. È stimolante perché non vi è una ricerca filologica o agiografica del cristianesimo, ma – riportando ciò che Rudolf Steiner viveva in prima persona – è un evento cosmico che si materializza. Steiner costruisce la sua ricerca attraverso pensieri nati dalla sua esperienza diretta, mostrando come i misteri in un certo qual modo anticipassero e aspettassero questo contesto, questo evento.
Steiner dedica parole meravigliose alla figura di Giuliano l’Apostata, che vuole restaurare il paganesimo in piena espansione del cristianesimo; ma in assoluta onestà. Malgrado l’appellativo di Apostata non sia simpatico, lui non era un Diocleziano, o un persecutore. Giuliano fu una figura incredibile, importantissima. Steiner descrive la tragedia di Giuliano che non riesce ad incontrare il Cristo, ma dedicherà un’ode al Sole, e alla Sofia, come se lui vivesse ancora dell’antica saggezza dei misteri pagani che attendevano, dal punto di vista cosmico, la dimensione del Sole.
Qui abbiamo proprio una ricchissima testimonianza. Steiner dice: «Io cito comunque i fatti storici…» Noi ahimè non abbiamo la fortuna di avere un’esperienza diretta, ma Rudolf Steiner ci ha comunque sempre sottolineato il fatto di poterci avvicinare non in modo dogmatico o fideistico, ma da persone che hanno un pensiero che consenta loro di pensare l’antroposofia. Quindi qui ci troviamo di fronte a una sfida diversa: pensare l’impensabile!, ovvero pensare la dimensione spirituale dell’uomo.
Dovremmo prima averlo sperimentato in una dimensione di puro pensiero logico-razionale, come avvenne a Steiner a scuola (cap.1, La mia vita). Rudolf Steiner, quando descrive la geometria incontrata da bambino, dice: per la prima volta trovai un linguaggio consono, che risuonava con la mia percezione dello spirituale, e nell’espressione del linguaggio geometrico ho trovato la forma – pura precisione di pensiero! Quindi dobbiamo sempre sottolinearlo: non c’è una qualità fumosa, ma una qualità di puro pensiero a compenetrare questi testi.
…Perché studiarli? Perché sono testi di un’estrema attualità. Oggi abbiamo una necessità incredibile del mondo spirituale, ma non lo riconosciamo. Vi do un sintomo estremamente interessante: al cinema c’è stato il film di Nolan che ha avuto un successo straordinario, trattandosi di agosto (seppur battuto al botteghino dall’Uomo ragno). A me Nolan piace molto, è un bellissimo film, anche se con l’Odissea non c’entrava niente… Ritengo che molte persone siano andate a vederlo con una specie di nostalgia antica nell’anima. Nostalgia antica per Odisseo. Perché la sua vicenda è un viaggio iniziatico: Nausicaa, Circe, Calipso sono esperienze profonde dell’anima umana in un percorso di iniziazione. Permane una specie di nostalgia, e si vede come in tante anime di oggi ci sia il fatto di volersi ricongiungere in un certo qual modo con questo elemento tradizionale, in un racconto che viene portato di fronte agli uomini celato.
Quando a scuola abbiamo studiato la Divina Commedia c’era la parte letterale e poi si arrivava ai gradi successivi, ma il fatto ulteriore di cogliervi l’eco di vicende spirituali a scuola non veniva, diciamo così, portato. Il fatto di rivolgersi ai miti non in modo intellettuale, ma come testimonianza di percorsi iniziatici dell’uomo, è importante, stante l’attualità di questa nostalgia.
Questo è un po’ il piano di lavoro. Avremo questo libro centrale, Il cristianesimo come fatto mistico, cui aggiungeremo altri cicli di Steiner. L’obiettivo è cercare di sviluppare una qualità di pensiero data dalla scienza del tempo e cercare di comprendere questo legame con il mondo spirituale. È una sfida molto importante e più complessa, perché quando ci troviamo di fronte al dover ammettere la dimensione dello spirito le cose cambiano. Tenteremo di interpretare il tutto in modo fedele a quanto ci dice Rudolf Steiner, non in una logica puramente passiva o fideistica, ma in una dimensione che possa consentire un elemento di sviluppo.
Volevo citarvi un’ultima cosa: ho letto quest’estate un testo di Byung-Chul Han, un grande filosofo sudcoreano che vive in Germania, studioso ed estimatore di Martin Heidegger. Byung-Chul Han ha scritto un piccolo libro su Simone Weil, s’intitola Parlare di Dio, dove dice: Io ho sviluppato un’affinità elettiva con Simone Weil, accogliendo nella mia anima i pensieri che erano discesi in lei. Mi fa venire i brividi questa dimensione del pensiero non originato da Simone Weil, ma del pensiero che discende. Simone Weil nei suoi quaderni diceva di avere quasi paura di corrompere questi pensieri che ospitava nella sua interiorità.
Byung-Chul Han trova questa corrispondenza e parla dell’accogliere in sé i pensieri discesi. Come ben sappiamo, noi non siamo i creatori ma siamo ospiti di pensieri, se siamo in grado di farli discendere entro di noi. Questo fa parte dell’ascesi che Rudolf Steiner ci pone, un’ascesi che presuppone che questi pensieri possano risuonare in noi se abbiamo l’idea di percorrere un cammino.
Questa è un’ambizione molto alta, lo riconosco, ma come anelito quantomeno la possiamo coltivare. Ci troveremo per gli incontri, e vedremo di consentire anche a persone lontane di poter partecipare online, pur sottolineando l’importanza della presenza fisica e dell’incontrarsi per studiare insieme. Perché potersi incontrare ha una valenza in sé. Poi ovviamente siamo laici e troviamo il modo di far partecipare in collegamento anche chi non può esserci in presenza.
Un’ultima cosa vorrei dirvi: proprio perché è un lavoro che richiede una partecipazione costante, ed essendo questo un percorso impegnativo non lo si può fare altrimenti se non …partecipando con continuità, ovviamente nei limiti degli impegni di ciascuno.
Allora vi aspetto assidui e numerosi! Vi ringrazio per l’attenzione. Grazie.
