FONDAMENTO DI UNA POSSIBILE BIOGRAFIA

di Albert Steffen

 

Dalla Rivista Antroposofialuglio/settembre 1967 n.6/9 Das Goetheanum, 21 maggio 1967

 

Mi andavo dicendo che, prima, avrei dovuto narrare qualcosa della mia vita al fine di stabilire, con la sperabile schiera dei miei lettori, i giusti rapporti.
Ma sempre meno mi sentivo soddisfatto di come avevo dato inizio alla mia autobiografia che, appunto per questo, io volevo scrivere. Mi appariva chiaro che se allineavo semplicemente i miei ricordi diurni l’uno accanto all’altro, non potevo trasmettere, del mio essere, nessuna impressione vera. Dal punto di vista così assunto, apparivo a me stesso o troppo buono o troppo cattivo. Di dentro, io mi sentivo ben diverso dal ragazzo, dal giovinetto, dall’uomo o dal vecchio che venivano descritti da fuori. C’erano, nella mia vita, lacune grandi che non registravano nessuna esperienza degna di nota; e piccole lacune giornaliere. Che cosa accadeva durante il sonno della coscienza, in quei periodi? Negli spazi vuoti della notte? Nell’oscurità crepuscolare del sogno? Per il mio sviluppo spirituale era assai più importante conoscere questo, che non un cambiamento di professione o un esame di stato. Non sostenevo forse ogni notte un esame?
Se prendevo la penna in mano per annotare un fatto o un incontro, quel dato impallidiva. Per me non aveva più alcun valore. Come poteva averne per i miei simili? Non potevo e non volevo contare sul sensazionale. Le indiscrezioni mi erano odiose.
Eppure gli insegnamenti che avevo ricevuto dalla vita mi sembravano così importanti per l’umanità, che la coscienza m’imponeva di non tenerli solo per me…
Così ebbi la certezza: dovevo ridare la conoscenza di me come conoscenza del mondo. Questo solo mi autorizzava a scrivere un’autobiografia…
E così avevo trovato il tono fondamentale per la mia impresa. Ed era un’impresa giusta, non solo per i vivi a cui volevo dedicare la mia biografia, ma anche per coloro che avevano varcato la soglia della morte e che dovevano attraversare la porta della nascita. Perché le mie esperienze terrene, io le inscrivevo come meglio potevo anche nella cronaca del cielo.

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