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BIOGRAFIA COME OPERA D’ARTE (2a parte)

L'anima - Disegno di Rudolf Steiner

Seminario sulla biografia
tenuto da Marcus Fingerle al Centro per l’Antroposofia di Torino il 4 febbraio 2018

Seconda parte

La biografia è la manifestazione dell’io nello spazio e nel tempo pertanto l’io non è nulla di già divenuto, (divenuta è soltanto la sua manifestazione), ma è l’atto del divenire.  E l’atto, in quanto tale, è sempre attuale, non è mai passato, sarebbe una contraddizione in termini… l’atto è… e ciò che è presente è reale.

D: Mi scusi, ma l’atto non scaturisce dall’idea?

R: Se l’atto scaturisce da qualche cosa che non è esso stesso… noi stiamo parlando dell’atto come auto-posizione del soggetto, come auto-posizione dell’Io. Se io dico che l’atto scaturisce da qualcos’altro, allora rimando la domanda, allora dico: da che cosa dipende l’atto? L’atto dipende solo da se stesso. Se io mi chiedo da che cosa scaturisce l’atto, allora l’atto non è più un atto, è già una conseguenza di qualcos’altro e dunque rimando il problema. Mi devo chiedere: questo qualche cos’altro, l’idea o qualunque cosa sia… che cos’è…? Noi siamo arrivati a dire che l’atto non è un già divenuto, scaturito da qualche cosa di cui è l’effetto o il prodotto, ma l’atto è originario, è l’origine, siamo giunti all’origine adesso, a ciò che precede ogni divenuto, ogni conseguenza, ogni effetto, ogni prodotto.

Non lo possiamo pensare come un prodotto, perché è l’origine, e quest’origine abbiamo detto che non è l’essere, è l’atto.  Se ci poniamo la domanda: che cos’è l’Io? Non troviamo risposta, perché non è un essere, è un atto. L’Io è l’azione, è dove stiamo noi veramente… Dove siamo noi veramente? Siamo in ciò che facciamo… non in ciò che pensiamo… a meno che il pensiero non sia anch’esso vivente, dunque un’azione. Noi siamo nelle nostre azioni, se vogliamo cercare noi stessi, noi ci dobbiamo cercare nelle azioni, non nel pensiero – a meno che il pensiero non sia un pensiero vivente.

Come vedete, sto cercando di seguire un metodo fenomenologico. Non sono io che parlo, ma sto cercando, modestamente, di far parlare il pensiero. Come vedete, voi potete seguire quello che dico perché non dico cose mie, se dicessi cose mie voi direste: «Ecco, lui la pensa così…». Ma forse riusciamo ad accordarci su ciò che dico, e riconoscerne il valore universale perché stiamo osservando con l’attenzione pensante, stiamo cercando di farci guidare dal pensiero. Dobbiamo spogliarci della nostra individualità egoica – chiamiamola così per ora.

Dunque, abbiamo detto, l’Io divento precede ogni divenuto, è nel presente, e proprio perché è presente è attuale, in quanto atto, auto-ponentesi, che si pone da solo, che estingue la separazione fra soggetto e oggetto, tra causa ed effetto.

Perché Eraclito diceva: all’origine c’è il Logos, che è il fuoco? Perché il fuoco brucia, estingue, e l’Io è fuoco, l’Io è luce, perché? Perché estingue la separazione fra soggetto e oggetto. Ne parleremo ancora, ma quando dico: «Io muovo me stesso»… chi muove chi? Posso distinguere l’oggetto dal soggetto? Non lo posso fare, è una frase paradossale. Sono sempre io, qual è la causa e qual è l’effetto? Sono sempre io, dunque sono uguali, ma come fa la causa ad essere uguale all’effetto? È una frase meditativa, provate a meditare su questa frase, e vedete se ne venite a capo. Chi muove chi, quando dico che io muovo me stesso? Sono sempre io, è lo stesso Io, e dunque ogni volta che parliamo dell’Io siamo in difficoltà. Io penso me stesso, rifletto su di me…. chi riflette su cosa? Quando parliamo dell’Io, l’intelletto – e siamo abbarbicati all’intelletto, ci dà sicurezza – il momento astratto intellettivo, dove tutto è chiaro, l’intelletto definisce ogni cosa, come la scienza, tutto è definito, ma quando ci occupiamo dell’Io, allora siamo in difficoltà.

Volevo arrivare a questo punto, di riconoscere che l’Io è l’Atto. Che è attuale, e ciò che è attuale è reale, perché ciò che è stato non è più, ciò che è futuro non è ancora, ma ciò che è attuale, è.

È un paradosso, l’Io è un atto che si volge in una sorta di presente, un eterno presente, tant’è che non diciamo: «assomiglio molto a quando avevo 6 anni»… no, sono sempre io, posso assomigliare a mio fratello, ma non a me stesso. Sono cambiato fisicamente, ma non posso dire che io assomiglio a me stesso, perché sono sempre io, identico. Dunque, l’Io è un eterno presente.

D: Quindi non ha tempo?

R: È sovra-temporale, pensate, è sovratemporale ed è reale.

Dunque, visto dal punto di vista dell’eternità l’Io è reale – sub specie aeternitatis l’Io è reale. Adesso viene il bello: ma noi, qui, viviamo nel tempo, possiamo dire qual è la nostra età, possiamo raccontare la nostra storia, ognuno di noi ha fatto esperienze diverse, viviamo nel tempo! Se guardiamo dal punto di vista del tempo, se ci collochiamo nella corrente del tempo e guardiamo a questo Io, come ci si presenta?

Marcus Fingerle, disegno alla lavagna - il Centro, 4 febbraio 2018

Marcus Fingerle, disegno alla lavagna – il Centro, 4 febbraio 2018

Se traccio una linea, il corso della vita, e torno indietro, sempre più indietro… fino a ogni Io divento prima di ogni divenuto, il passato lo riduco sempre di più, sempre di più, sempre di più… finché il passato arriva a zero.

Cosa trovo? Collocatevi in questo punto qua, cosa avete qui davanti? Il futuro, dunque, se questa è la corrente del tempo che procede verso il futuro, che ha questa direzione, e noi andiamo a ritroso per andare a scoprire chi siamo oltre ad ogni divenuto… e cerchiamo l’Io divento prima di ogni divenuto, scopriamo che questo Io divento è … (non lo posso collocare spazialmente, ovunque io lo metta, sbaglio!)

Questo Io divento, se torno indietro nel tempo arrivo ad un Punto Zero, trovo un punto zero, un nulla di passato.

Se lo guardo da un punto di vista dell’eternità abbiamo detto che è reale, perché si autopone, è un atto che pone se stesso, che origina da sé, che si autocausa, che si autogenera… Questo nulla di passato, visto dalla corrente del tempo, che cos’è? Sarà futuro, si presenta come futuro, dunque tutto ciò che io posso diventare! All’origine, io posso diventare!

Rispetto alla libertà, io sono nella sfera della possibilità; rispetto al tempo sono nella sfera del futuro. Se io riduco il passato, aumento il futuro, giusto? Se io ho 2 anni ho un lungo futuro, il futuro è lungo di fronte a me, se ho 61 anni il passato aumenta, e il futuro si riduce, mi sembra abbastanza semplice… dunque l’Io divento che abbiamo collocato all’origine, che inaugura la mia biografia – ecco questo ve lo voglio dire con solennità – l’Io che inaugura la mia biografia è nel futuro, visto dal punto di vista della corrente nel tempo.

Il che significa che rispetto alla corrente del tempo, l’Io nella sua pienezza, nella sua totipotenza, con tutte le sue possibilità, l’Io nella sua integrità – vorrei usare questa parola, per gli antichi greci bellezza significava integrità … l’Io nella sua bellezza, nella sua pienezza, nel suo pieno essere se stesso, quello che nella letteratura esoterica viene chiamato l’Io sono, in realtà non è altro che l’Io che pone sé stesso.

Nel Vangelo di Giovanni, Giovanni più volte definisce se stesso come l’Io sono;  le parole a volte sono diverse, ma intendono gli stessi concetti. È questo Io divento, è l’Io che si autopone, l’Io che sta all’origine di se stesso, è l’Io eterno, è l’Io prima di ogni divenuto…

Attenzione: è l’Io al di là della soglia. Dunque questo Io è sempre nel futuro e dal futuro viene incontro all’uomo.

Dunque l’uomo si trova in due correnti del tempo: dal punto di vista del suo corpo fisico, procede dal passato verso il futuro. Dal punto di vista spirituale procede dal futuro verso il passato. L’uomo è collocato in due correnti del tempo.

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D: Ho un po’ di difficoltà… e quindi è come se il corpo fisico fosse la fine e l’inizio dell’Io? L’Io è ancorato al corpo fisico…

R: Nel momento dell’incarnazione si àncora al corpo fisico. Voi sapete che l’incarnazione si ripete continuamente nella biografia di un essere umano, continuamente dopo ogni notte ci svegliamo e ci incarniamo, ogni volta che ci distraiamo mentre qualcuno parla ci disincarniamo, e quando diciamo: “oh… qui ho perso il filo e devo di nuovo ritrovarlo!”, ci incarniamo di nuovo.

Dunque voi vi state incarnando e disincarnando continuamente. Noi siamo in questo continuo respiro di incarnazione e disincarnazione, non è che ci siamo incarnati una volta e poi basta… no!

Dunque il processo, come ad esempio quando guidiamo la macchina, ci incarniamo soprattutto negli occhi, se non vogliamo fare un incidente, e magari siamo meno incarnati in altre parti del corpo.

Il processo di incarnazione non finisce mai, e dunque nel momento in cui l’Io si incarna, cosa succede? Che due correnti si incontrano, e vedremo oggi pomeriggio che cosa succede quando le due correnti si incontrano o si scontrano…!

Ma finora ho richiesto a voi un certo sforzo di pensiero, adesso vorrei far riposare il vostro pensiero e vi vorrei raccontare una storia che ho letto in un libro di Pavel Florenskij, che si intitola Le porte regali. Saggio sull’icona, un libro piuttosto interessante. Pavel Florenskij dice che Bramante un giorno è andato da Raffaello e gli ha chiesto: «Ma tu, dove l’hai preso il modello per le tue Madonne? Questa donna così bella, con questo sguardo così intenso, con questo volto così armonioso, dove l’hai vista?». E secondo il racconto di Bramante, Raffaello si sarebbe commosso a questa domanda e gli avrebbe raccontato tutta la storia che lo ha portato a dipingere questa serie di Madonne. Disse che già da bambino aveva una particolare devozione per la Madonna, e a volte, quando  nominava il suo nome, provava un sentimento così forte da fargli male.

Poi ha cominciato a sentire interesse, vocazione per la pittura e non appena ha cominciato a dipingere, il suo più grande desiderio era dipingere la Madonna. A volte – racconta sempre Bramante –  a Raffaello compariva un’immagine nell’anima, ma poi non riusciva ad afferrarla, a trattenerla nella mente, cosicché svaniva e non la poteva dipingere. Il suo desiderio era così grande che di notte lui sognava di pregare la Madonna, e una notte in cui aveva fatto un sogno così, si è svegliato, era buio, si è seduto sul letto e ha guardato il muro di fronte a sé e su quel muro nell’oscurità della stanza ha visto il volto, e lui dice: «Mi sembrava che si muovesse!»  Quel volto era il volto della Madonna che poi lui ha dipinto. Vi vorrei leggere le parole dal racconto di Bramante:

“…Egli aveva soltanto un’oscura sensazione dell’anima che non riusciva mai a tramutarsi in una vera apparizione…(…)  di notte sognava di pregare la Madonna. Una di quelle notti si svegliò e guardò la parete di fronte a sé, quando nell’oscurità notturna, (…) la fissò e vide là sul muro un’immagine della Madonna che splendeva con vivo fulgore e somigliava in tutto ad una figura viva, manifestava la sua “vività” in modo tale che gli occhi dell’esterrefatto Raffaello furono inondati di lacrime.

Con irresistibile commozione, con umido ciglio, egli la scrutava in ogni istante, e gli pareva che la figura dovette muoversi, e immaginò perfino che si muovesse. La cosa più straordinaria fu che Raffaello in essa scorse proprio ciò che aveva cercato in tutta la vita, di cui aveva avuto un oscuro e vago presentimento.”

Raffaello Sanzio, Madonna Sistina 1513-1514 ca. - Gemäldegalerie, Dresda

Raffaello Sanzio, Madonna Sistina 1513-1514 ca. – Gemäldegalerie, Dresda

Questo è il punto: ma come faceva Raffaello a cercare qualcosa che non sapeva nemmeno che cosa fosse? Come si fa a cercare qualcosa che viene dopo? Io dimentico le chiavi non si sa dove, e poi incomincio a cercarle. E quando le trovo so che è quello che cercavo, perché io le conosco. Ma come faccio a cercare qualcosa che non ho mai conosciuto prima? Anche quando lo trovo non lo riconosco, perche come faccio a sapere che è quello che cercavo?

Dunque Raffaello cerca qualcosa, ne ha un oscuro sentimento, ne ha un pre-sentimento, e poi lo trova. Qui c’è un andamento del tempo che è un po’ particolare. Dice Florenskij: «L’andamento del tempo di questo racconto è simile a quello di alcuni sogni». Il libro di Florenskij comincia con il racconto di alcuni sogni.

Uno di questi sogni, non vorrei sbagliare, credo che sia uno dei sogni trattati da Freud ne L’interpretazione dei sogni, nel I o II capitolo, (anche se non è così importante che sia proprio quel sogno o quell’altro…), comunque il sogno è questo: un uomo sogna di essere uno dei personaggi della rivoluzione francese, e dunque sogna di far parte dei giacobini, con alterne vicende, di entrare in conflitto con Robespierre. Ad un certo punto decidono di tagliargli la testa con la ghigliottina. E allestiscono la ghigliottina – questo è il sogno – e a un certo punto scende la lama e lui si sveglia, e si sveglia in una strana posizione nel letto, perché il cuscino era caduto, il letto era fatto di ferro, e lui, essendogli caduto il cuscino, aveva appoggiato la nuca su una sbarra fredda di ferro del letto.

Dice Florenskij: «Come ha fatto a sognare un lungo sogno che viene prima dell’esperienza del freddo sulla nuca, e che si conclude proprio in modo sensato? Sembra quasi che ciò che viene dopo causi ciò che viene prima. Tutto ciò che viene dopo sembra essere in funzione di ciò che viene prima, ma lui come faceva a sapere che gli era caduto il cuscino… eccetera… dormendo

Dunque, così è la vita dell’uomo vista in una prospettiva spirituale: non dal punto di vista delle sequenze degli eventi, sul piano fisico, sul piano dei fenomeni; lì troviamo tutte le cause e gli effetti… certo, se non pago le tasse, forse prima o poi mi arriva un controllo. Posso prevederlo, ci sono cause-effetti; se non chiudo il gas può succedere qualcosa di grave in casa, e così via… tutto questo è ok, la vita sul piano fenomenico si svolge secondo un ordine del tempo.

Ma sul piano spirituale la vita si svolge su un altro piano. E le due correnti sono inverse. E così abbiamo usato un’immagine. Adesso vi vorrei chiedere di riflettere, di cercare dei momenti, dei periodi della vostra vita in cui avete avuto il presentimento di qualcosa. Non so se vi è mai accaduto di vivere per un certo tempo in un’atmosfera di attesa, di presentimento di qualcosa che non si sa che cos’è, ma si annuncia prima ancora di accadere? Ecco, se voi andate a questi momenti, vi accorgete che c’è un… Kholer la chiama la Figura Futura, io la chiamo a modo mio – ognuno cerca la formulazione che gli piace di più – l’Io nella sua piena integrità, a cui tutti noi tendiamo.

Tutti noi desideriamo essere belli, integri, essere uno con noi stessi, essere i creatori del nostro destino, e non essere separati, non essere alienati da sé, non essere il frutto della volontà altrui… ognuno di noi vorrebbe aver realizzato, sul piano della corrente del tempo, pienamente ciò che esso è nella sua integrità. Tutti noi desideriamo questo, come dice Pindaro: diventa ciò che sei … un paradosso!

Ciò che sei già, lo devi diventare!

Ma delle due l’una: o sono già… e allora non devo diventare niente, o devo diventare, e allora non sono ancora. Come faccio a diventare ciò che sono già? Perché io sono già, dal punto di vista dell’eterno, e sono ciò che devo diventare dal punto di vista del tempo!

Io sono già nella mia pienezza, al di là della soglia, e ciò che sono già mi chiama a diventare ciò che sono, e mi chiama, e si annuncia, è la stella che mi guida, è ciò da cui viene la luce, ma non sempre percepisco questa luce.

Nei momenti bui della nostra esistenza, nei momenti in cui perdiamo l’entusiasmo, perdiamo la motivazione, in cui facciamo le cose a fatica, per dovere, in cui non vorremmo farle e le facciamo lo stesso, in cui precipitiamo in una sorta di plumbeo grigiore… Quelli son momenti in cui abbiamo perso la percezione della nostra stella, e nel libro Le porte regali, dice Florenskij: «Noi siamo la finestra».

Ma la finestra è la luce, senza la luce non ci sarebbero neanche le finestre. Dunque la finestra fa passare la luce, ma è essa stessa luce. Se noi chiudiamo le finestre  perdiamo la percezione della nostra pienezza, che rispetto al tempo è futura, e ci chiama…

Occorre rendersi conto che per Rudolf Steiner non si tratta tanto di avere un fine, non è una visione teleologica, quella di Steiner, è proprio la realtà, la mia vera realtà – lui lo chiama l’Io reale – che sta nel futuro, e da lì mi viene incontro, realmente, e determina alcuni momenti della mia esistenza in cui io presagisco, e mi orienta, mi guida verso…

Questi momenti sono molto particolari, assomigliano al periodo dell’Avvento. In tedesco c’è questa parola: Adventsstimmung, difficile da tradurre, un’atmosfera di Avvento, in cui attendiamo qualcosa prima ancora di sapere che cos’è, e ci guida, suscita in noi entusiasmo, suscita in noi forze nuove.

Poi ci sono – è interessante riflettere a questi momenti, prestarvi attenzione, non è purtroppo sempre così, e questo fa la differenza – momenti della vita in cui c’è più luce e momenti in cui c’è meno luce. La luce proviene dal futuro e ci orienta. Ci sono altri momenti nella vita, che sicuramente ognuno di voi può ricordare, in cui noi sperimentiamo per breve tempo una pienezza paradisiaca.

Dice Florenskij: «L’amicizia è un’anticipazione del Paradiso». Quindi c’è l’amore, ma la forma più alta di amore è l’amicizia. E dunque dice: l’amicizia, cioè l’amore, la filìa, è un’anticipazione del Paradiso, per questo provoca sempre un terremoto nella vita dell’uomo. Perché è come se l’eterno entrasse nel tempo, come se l’infinito entrasse nel finito. Non può che squadernarne l’ordine, questo è evidente, e dunque l’amore è l’anticipazione del Paradiso. Ci sono dei momenti in cui noi sperimentiamo, siamo già ciò che non siamo ancora.

Sono momenti forti, intensi, quasi non si regge l’intensità di questi momenti, in cui siamo già quello che non siamo ancora…. quasi ci sembra di toccare il cielo con un dito… Può essere l’innamoramento, o un momento in cui si è particolarmente creativi; sembra che Einstein sia rimasto sconvolto per un lungo tempo dopo aver fatto la sua scoperta. E veramente aveva perso completamente il senso della realtà quotidiana.

Allevi, che non è Einstein, ma è pur sempre un uomo creativo, ha avuto una crisi di panico dopo esser stato negli Usa e aver avuto un grande successo. È rientrato, e a casa ha avuto una crisi, con tutti gli aspetti di una crisi di panico. È andato all’ospedale, e gli hanno detto: questa non è una crisi di panico…  Era una gioia così grande, che lui diceva: non la potevo tenere… ho perso i confini di me stesso, e sono stato inondato da una gioia che il mio cuore non poteva tenere… troppo grande!

Perché il nostro piccolo io, quello che si trova qui, nella corrente del tempo, come fa a contenere l’Io reale? Dice Steiner: se noi potessimo vedere ciò che siamo – cosa che avviene tutte le notti – ciò che noi vedremmo ci distruggerebbe.

È per questo che quando ci risvegliamo ci dimentichiamo… è una bella protezione! Quando si muore non c’è più nessuna protezione, e si passano i diversi kamaloca, eccetera, e la sofferenza non ce la risparmia nessuno, anche perché vediamo anche tutto ciò che abbiamo combinato… ma la visione della verità è sconvolgente e questi momenti di pienezza sono un’anticipazione.

Ricordo che una volta il dr. Leonelli mi disse: «Ci sono delle esperienze nella vita che sono come un suono di trombe, che annunciano l’arrivo del re».  Dobbiamo imparare a riconoscere questi momenti!

Fine seconda parte

 

Liane Collot d’Herbois (titolo attribuito: La soglia del mondo spirituale)

Liane Collot d’Herbois (titolo attribuito: La soglia del mondo spirituale)

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