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L’Ascensione e la nuova esperienza dell’Io

Giotto, Ascensione - 1303 ca. Cappella degli Scrovegni, Padova

Nostra libera traduzione dell’articolo
“Ascension and the New I Experience”

Di Jonathan Hilton

Seguendo in modo vivente il ciclo dell’anno e le sette festività cristiane, ora ci troviamo nel periodo che culmina con l’Ascensione, 40 giorni dopo Pasqua. Questo è uno dei quattro cicli, tra Natale e la festa dell’Ascensione, a succedersi con un ritmo di 40 giorni – più precisamente, questo è il quarto ciclo.

Gli altri tre cicli sono:

  • i 40 giorni da Natale alla Candelora (2 febbraio, un significativo giorno di metà stagione, tempo della Purificazione della Madre e del fluire delle acque, di transizione verso la primavera);
  • i 40 giorni dall’Epifania (6 gennaio) al Mercoledì delle Ceneri e all’inizio della Quaresima – periodo che possiamo mettere in connessione con i 40 giorni di Gesù nel deserto dopo l’Epifania (momento del battesimo/incarnazione di Cristo);
  • i 40 giorni della Quaresima, tempo di preparazione interiore alla Pasqua.

Il ciclo attuale di 40 giorni ci porta al tempo che seguì la Risurrezione, quando i discepoli sperimentarono, per 40 giorni, l’insegnamento del Risorto. È profondamente commovente rivolgere il nostro pensiero a quello che può esser stato – di cui i Vangeli non parlano.

Questi cicli di 40 giorni si trovano spesso nella Bibbia, in riferimento al completamento di cicli iniziatici, o come tempi di travaglio e preparazione ad eventi di passaggio. Mosè trascorse 40 giorni sul monte Sinai “con Dio” prima di ricevere le tavole della “Legge”. Elia trascorse 40 giorni camminando verso il monte Oreb, dove soltanto dopo aver lottato riuscì a sentire la voce di Dio, che incontrò a nuovo nel «sussurro di un vento leggero» (1 Re, 19,12).

Noè e l’Arca sopportarono 40 giorni di pioggia prima della comparsa dell’arcobaleno e del passaggio ad un nuovo inizio.

Il popolo ebraico vagò per 40 anni nel deserto prima di entrare nella “terra promessa“. Il Cristo appena incarnato vagò nel deserto per 40 giorni, che culminarono nell’incontro con le tre tentazioni – attraverso cui visse l’esperienza dell’essere uomo – quindi iniziò il suo ministero.

Marc Chagall, Noè e l’arcobaleno

Marc Chagall, Noè e l’arcobaleno

In questi cicli collegati al 40 abbiamo qualcosa del viaggio, di un percorso, di un vagare, che culmina in una nuova fase di risveglio o scopo spirituale.

All’Ascensione arrivano a compimento i 40 giorni in cui il Risorto ha dato il suo insegnamento profondo. Cristo dice ai suoi discepoli di rimanere a Gerusalemme ad aspettare … aspettare che il Padre invii loro la forza dello Spirito Santo; e prima della Pentecoste – il Nuovo Risveglio – trascorrono ancora dieci giorni di attesa e di silenzio.

Dopo aver ordinato ai suoi discepoli di aspettare, Egli «fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”». (Atti 1:11).

L’evento dell’Ascensione ci porta a rivolgere la nostra attenzione in due direzioni: verso il Cristo che svanisce dalla vista, nel regno delle nuvole – la sfera eterica intorno alla Terra; e verso i due uomini che chiedono ai discepoli perché stanno a guardare in cielo – hanno detto che ritornerà, di nuovo, allo stesso modo.

Nel tempo presente, l’Ascensione non porta a soffermarci sulla scomparsa del Cristo dalla vista, quanto piuttosto sulla Sua ricomparsa nel regno della vita, come indicato dai due uomini in bianche vesti. Rudolf Steiner identifica questa ricomparsa del Cristo nel regno della vita a partire dagli anni 1933, 1935, 1937 (in un caso, indicando in modo specifico l’inizio nel 1935 e da lì in avanti). È l’evento, spesso mal interpretato, che viene anche chiamato «Seconda Venuta». Ma perché proprio questi anni, come inizio della ricomparsa di Cristo, 1900 anni dopo l’evento dell’Ascensione?

Willi Sucher, che ha sviluppato una nuova saggezza stellare grazie al lavoro di Rudolf Steiner (si veda di più su astrosophy.com), pose questa domanda. Iniziò a compiere ricerche su questa data [1935, N.d.T.] per comprendere i ritmi stellari e arrivare ad una comprensione spirituale delle stelle, e trovò una risposta.

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Cristo aveva detto ai suoi discepoli: «Ancora un poco e non mi vedrete più, un poco ancora e mi vedrete  (…) Perché io vado al Padre (Gv 16-20)». Nel Cosmo, associata al Padre è la sfera di Saturno, poiché è la sfera che custodisce la memoria delle origini dell’esistenza umana e del piano evolutivo divino per l’umanità. Saturno è spesso chiamato Padre Tempo, poiché in questa sfera c’è tutta la memoria, il registro dell’evoluzione, ci sono le intenzioni del Padre. Un modo di lavorare con la sfera di Saturno è attraverso “conversioni di tempo”, che significa tradurre il tempo terrestre in tempo cosmico – considerare il tempo di Saturno come un’immagine della comprensione del karma.

In che modo Willi Sucher ha lavorato con Saturno, quale strumento per comprendere l’ora terrestre, e per rispondere alla domanda sulle date del ritorno del Cristo?

Come descritto nei miei precedenti articoli, normalmente alla morte il corpo eterico umano si espande e si dissolve nell’etere cosmico. La biografia umana, con le sue esperienze di vita, viene consegnata all’etere cosmico universale, dove nella vita dopo la morte diventa la base per il karma della prossima incarnazione, che sarà elaborato nella sfera di Saturno.

Tuttavia, come sottolinea Rudolf Steiner, questo non fu il caso del Cristo, che mantenne intatto il suo corpo eterico in modo che rimanesse come forza vitale nella sfera intorno alla Terra – nell’insieme dei suoi atti per la Terra – in modo che fosse accessibile a tutta l’umanità. Le gesta del Cristo, il quadro degli atti della sua vita si espansero senza disperdersi nell’intero cosmo eterico, fino al regno saturnio del Padre (ai fini di questo articolo i nuovi pianeti esterni non sono considerati, in quanto non presenti nell’organismo umano allo stesso modo dei pianeti classici). Divennero una nuova forza cosmica nell’intero universo del Logos. Ma questa espansione verso la periferia richiese tempo, e il guardiano del tempo cosmico è Saturno.

Per comprendere l’espansione del corpo vitale del Cristo nel cosmo, nonché il suo ritorno, per così dire, all’aura della Terra, come presenza accessibile all’umanità in modo nuovo, Willi Sucher tradusse questo tempo cosmico in tempo terrestre. Ma come funziona questa ‘conversione’ da un tempo ad un altro?

Bisogna trasporre un anno di tempo terrestre – il tempo di una rivoluzione della Terra attorno al Sole – nel tempo di Saturno. Un anno di Saturno è l’equivalente di 30 anni terrestri, poiché ci vogliono 30 anni (29,4577 per l’esattezza) per una sua rivoluzione attorno al Sole. Lavoriamo ora su questo rapporto tra tempo della Terra e tempo di Saturno.

Se iniziamo con la fine di dicembre, nell’anno 0, il punto di svolta da a.C. a d.C. come data di nascita di Gesù, e proseguiamo fino al 3 aprile 33 d.C., come data indicata da Rudolf Steiner per il Golgota, arriviamo a una vita di Gesù di 32,28 anni.

Questo è il “tempo” della biografia di Gesù contenuta nel corpo eterico. Questo insieme temporale organico va convertito dal tempo terrestre al tempo cosmico – al tempo di Saturno – che è circa 30 volte più lungo del tempo terrestre.

Possiamo farlo moltiplicando i 32,28 anni terrestri della biografia di Gesù per 29.477, (lunghezza dell’anno di Saturno), e arriviamo a 950.895 anni. Questo è il tempo impiegato dal corpo eterico del Cristo Gesù per espandersi fino alla periferia, a Saturno, al “Padre”. Da quel momento in poi, quel corpo eterico inizia il percorso di contrazione, per tornare di nuovo ad unirsi all’aura della Terra, impiegando altri 950.895 anni.

Considerando il tempo per l’espansione del corpo eterico del Cristo Gesù, più il tempo del suo ritorno dopo “essere andato al Padre”, abbiamo un totale di 1.901,79 anni. Aggiungendo questi anni al nostro punto di partenza nel calendario dell’anno 33 d.C., (cui sommiamo ancora un quarto di anno circa, poiché il giorno della morte è il 3 aprile), otteniamo: 33,25 d.C. + 1901,79 anni = 1935,04 d.C.

Arriviamo dunque all’anno 1935, all’inizio di gennaio.

I 7 sigilli planetari – Saturno, R. Steiner

I 7 sigilli planetari – Saturno, R. Steiner

Quindi, secondo questa conversione temporale, elaborata da Willi Sucher, il corpo eterico di Cristo tornò nell’aura terrestre nel 1935 – dopo aver offerto il contenuto degli atti del Cristo a tutte le sfere planetarie del macrocosmo – con la potenza delle forze cosmiche attinte dalla sfera di Saturno, la sfera del Padre, per essere presente in modo nuovo per l’umanità.

Rudolf Steiner parla di come, a partire dal 1935, alcuni esseri umani avrebbero iniziato a sperimentare il Cristo Eterico – da quell’anno in avanti, fin verso la metà del secolo. A mano a mano che il Cristo si avvicina al “limite” del piano fisico, nella sfera eterica intorno alla Terra, si diffonderà sempre di più una nuova forma di chiaroveggenza naturale. E continua, spiegando come questa esperienza diventerà sempre più comune per l’umanità, in modo evolutivamente ‘naturale’, nei successivi 2500 anni, il che ci porta alla Sesta Epoca, quella dell’Acquario.

Caratterizza inoltre questa esperienza come una sorta di “esperienza di Damasco”. Parla dell’evento accaduto a Paolo sulla via per Damasco – quando il Cristo gli apparve in una visione trasformandolo da Saulo a Paolo – come della prima esperienza del Cristo eterico, una sorta di prefigurazione del futuro.

Dunque nell’Ascensione abbiamo anche l’immaginazione dell’evento di Damasco, il primo di ciò che i due uomini dalle bianche vesti annunciarono come il tornare del Cristo dal regno in cui i discepoli lo videro scomparire.

Ma se guardiamo a questi anni, dal 1930 fino al 1945, possiamo vedere chiaramente all’opera nel mondo altre forze, che si oppongono a questo evento. Come già altri hanno scritto al riguardo, possiamo chiederci come ciò che è accaduto negli anni ’30 e ’40 abbia interferito, o bloccato, questa nuova esperienza nascente.

Nel 1933 Hitler divenne cancelliere della Germania, scatenando la nube oscura del nazionalismo, l’orrenda distruzione dell’Europa e l’immensa sofferenza del genocidio.

Il Giappone ha scatenato la guerra in Oriente. Nel 1945, due bombe nucleari sono state fatte esplodere sul Giappone. Quindi per 12 anni – dal 1933 al 1945 – il mondo ha vissuto un’onda di distruzione e di sofferenza sconosciuta fino ad allora, culminata con la distruzione nucleare.

Hiroshima, agosto 1945

Hiroshima, agosto 1945

Quegli anni sono stati testimoni del conflitto più cruento della storia, la prima guerra in cui furono utilizzate tecnologie militari avanzate, compresa la ricerca accelerata sulle armi di distruzione di massa, che portò allo sviluppo delle bombe atomiche.

C’è di che pensare, se consideriamo che nella seconda guerra mondiale sono morte tra i 70 e gli 85 milioni di persone (20 milioni delle quali nel conflitto sino-giapponese). E nel conteggio non sono incluse altre 20 milioni di persone che si stima siano state uccise da Stalin (è solo un’ipotesi molto approssimativa, che rientra nelle stime dagli 8 ai 60 milioni, fornite da Solzhenitsyn) prima che la sua dittatura si concludesse nel 1952.

Esiste un nesso tra il tempo del ritorno del Cristo nel regno eterico e questo supremo sforzo di oscurità e distruzione messo in atto da Arimane e dalla nuova attività degli Asura, con le esplosioni nucleari e l’orrore del genocidio? Cosa possono aver causato nel regno eterico questi eventi, e i milioni di anime gettati nel mondo spirituale con immensa sofferenza, anche prematuramente? In che modo questo uragano di sofferenza ha agito, per fermare sulla Terra il germoglio di questa nuova visione spirituale del Cristo?

Si è portati a chiedersi come tutti quegli eventi di allora abbiano influito sulla nuova esperienza del Cristo nel nostro tempo.

Nella settima conferenza La ricomparsa del Cristo nel mondo eterico (dall’O.O. 118: Sulla via di Damasco, il nuovo avvento – Ed. Tilopa), tenuta a Stoccarda il 6 marzo 1910, Rudolf Steiner parla degli anni a partire dal 1935 e del passaggio al terzo millennio come dell’inizio di una sorta di rinnovamento dell’Età di Abramo, ma in una direzione opposta. L’Età di Abramo ha portato alla perdita di una chiaroveggenza naturale e allo sviluppo di una coscienza di Dio proveniente perlopiù da un pensare legato al cervello. Steiner parla del compito attuale di riconoscere e coltivare la nuova chiaroveggenza, che dovrebbe presentarsi nell’umanità nel terzo millennio, poiché le vecchie forme di veggenza non serviranno più. Ma questo 3° Millennio è adesso!

«… Tutto ciò che l’umanità poteva ricavare da questa coscienza del divino, legata al cervello umano, andò a poco a poco esaurendosi, e, attraverso queste facoltà, gli uomini conseguono oggi ormai pochissimo per la loro coscienza di Dio. Al contrario, stiamo andando verso la nuova epoca abramitica, nella quale percorreremo la via opposta. La via che dovrà ricondurre l’umanità fuori dalla semplice percezione fisicosensibile, dalla combinazione di misure fisico-sensibili; la via che ricondurrà gli uomini in quelle regioni in cui vissero un tempo, prima dell’epoca abramitica. Stiamo imboccando il sentiero che renderà accessibile all’uomo una chiaroveggenza naturale… ».

«… Potrebbero verificarsi a questo punto due fatti. Potrebbe darsi che, nonostante la disposizione degli uomini a questa chiaroveggenza, nei prossimi decenni il materialismo trionfasse e l’umanità si impantanasse allora nella palude materialista. In tal caso potrebbe avvenire che alcuni uomini si facciano avanti, affermando di scorgere nell’uomo fisico un altro essere; ma, se la visione materialistica giungesse a dichiarare la Scienza dello Spirito una pazzia ed a negare ogni possibilità di coscienza del mondo spirituale, allora queste prime disposizioni non verrebbero comprese. Dipenderà dall’umanità che un avvenimento simile torni a suo vantaggio o a suo danno, poiché quanto deve avvenire potrebbe anche passare inosservato… ».

«… Se, viceversa, la Scienza dello Spirito non venisse rifiutata, si saprebbe allora non soltanto coltivare queste qualità nelle scuole iniziatiche, ma si saprebbe anche nutrirle allorché, simili a tenere pianticelle della vita animica, verso la metà del nostro secolo, saranno comparse in questo o in quell’uomo… ».

«… Bisogna vedere se si sarà destata una comprensione per la Scienza dello Spirito, o se non sarà avvenuto, invece, che la corrente contraria, quella materialistica, arimanica, sarà riuscita a respingere quanto la Scienza dello Spirito offre con le migliori intenzioni… ».

 È da vent’anni ormai che siamo nel terzo Millennio. Si vedono i segni di queste “tenere pianticelle” nell’umanità? O stiamo piuttosto assistendo al trionfo del materialismo nella concezione puramente fisica della vita?

La pandemia del coronavirus ci sta servendo come un’opportunità per fermarci, guardarci dentro e chiederci cosa abbiamo fatto del nostro mondo? Queste settimane di isolamento e blocco dovuti alla pandemia, sono i “40 giorni” per l’umanità che porteranno a una sorta di iniziazione?

Alle domande che vengono poste oggi su quale sarà la “nuova normalità”, la scienza dello spirito può dare risposta? Quando sentiamo ripetere che “siamo tutti insieme in qualcosa”, si tratta forse della chiamata a riunirci come esseri umani in modi nuovi, che ci permetteranno di riconoscere veramente la nostra unione spirituale con l’umanità? Cosa può offrire l’Antroposofia oggi, sia nella comprensione spirituale sia nelle applicazioni pratiche – come la Triarticolazione sociale o l’educazione Waldorf – per proporre una nuova visione del futuro, che nasca da una vera consapevolezza di chi siamo e di come dobbiamo convivere?

Mi ritrovo a vivere con tutte queste domande, in questo periodo di pandemia. Alcune di queste stesse domande affiorano a livello cosmico anche nelle configurazioni planetarie con Plutone, Saturno e Giove proprio nel 2020 (vedi i miei due precedenti articoli: Il mondo della corona parte 1e Parte 2, disponibili cliccando questi collegamenti). Tutti dobbiamo confrontarci con questa domanda fondamentale: è possibile arrivare ad un’immagine veramente spirituale dell’essere umano, oppure vogliamo continuare a creare un sistema di vita basato sul materialismo? Come possiamo arrivare ad una nuova immagine spirituale del Sé, dell’Io?

Mentre mi pongo tali domande in questo periodo dell’Ascensione – il momento di contemplare la ricomparsa del Cristo nel regno eterico, la nuova esperienza di Damasco – torno a un’immagine della natura eterica polare a quella fisica.

È l’immagine del Sé che nasce dalla distinzione tra la forza fisico-centrica (centripeta), che è legata alla natura del mondo fisico (e si può dire collegata alla prima Età di Abramo, della discesa nel cervello fisico), e quella eterico-periferica o centrifuga, che tende verso l’esterno, verso la periferia, verso il Sole, ed è collegata alla nuova Età di Abramo – come Steiner definisce il nostro tempo attuale.

Questo fulcro centrico di gravità della Terra, rispetto alla natura periferica della leggerezza, della Luce, dell’eterico, può essere applicato all’esperienza del nostro Sé, del nostro “Io”. Il nuovo pensiero, o la nuova chiaroveggenza di cui parla Steiner, che porta alla nuova esperienza del Cristo, inizia con questa esperienza dell’Io.

Oggi, nella nostra visione materialistica del mondo, abbiamo spinto la separazione dell’individualismo ad un culmine estremo: la crisi dell’identità dell’essere umano, come è stata chiamata – il punto nel centro, il punto solo, separato dagli altri. Il fenomeno dei “selfie” non è forse la caratterizzazione più tipica del nostro tempo?

Il cammino verso il “non io, ma il Cristo in me” non è solo un contemplare mistico, ma può essere applicato alla vita. È il coltivare la consapevolezza che il mio “Io” si trova veramente negli altri, nella periferia, intorno a me, non nel punto del mio Io separato.

Nel suo libro “The New Experience of the Supersensible (La nuova esperienza del sovrasensibile)”, Jesaiah Ben-Aharon dedica un capitolo, “Christ’s Appearance between ‘I’ and ‘thou’ (l’apparire del Cristo fra IO e TU)”, per sviluppare questa grande domanda sociale per il futuro.

Jesaiah Ben-Aharon

Jesaiah Ben-Aharon

Al centro della sua argomentazione pone una citazione di Steiner da Gli enigmi dell’Universo e l’Antroposofia (O.O. 54 Riddle of the world and Antroposophy):

È una massima fondamentale per l’esoterista vedere l’altra persona come la rivelazione del proprio Sé Superiore [che è il Cristo], perché sa che deve trovare l’altro in se stesso [e se stesso nell’altro]”.

Abbiamo detto che Steiner ha parlato dell’esperienza potenzialmente crescente del Cristo eterico, che si svolgerà nei prossimi 2500 anni. Questo ci porta nella sesta Epoca di cultura. In una conferenza intitolata Comunità sopra di noi, Cristo in noi (Düsseldorf, 15 giugno 1915, O.O.159), Steiner descrive la natura, in quell’Epoca, della parte di umanità che ha raggiunto un traguardo evolutivo. Ciò che descrive ha una relazione diretta con la sfida attuale della nuova esperienza dell’Io, così come con la nuova cultura di tipo spirituale che alla fine sostituirà la visione materialistica del mondo. Steiner afferma:

«… Nel sesto periodo di civiltà, negli uomini che saranno giunti al vertice di quella civiltà, non sarà presente solo quel sentimento che oggi noi percepiamo come dolore per la desolazione, la sofferenza, la miseria diffuse nel mondo, perché sentiranno ogni dolore altrui come loro proprio. Quello cui stiamo accennando quando diciamo che nel sesto periodo di civiltà, diversamente dal quinto, il benessere del singolo individuo dipenderà completamente dal benessere della collettività, è un carattere morale.».

E ancora:

«…Il terzo carattere che connoterà l’umanità del sesto periodo di civiltà sarà quello per cui gli uomini riterranno possibile l’acquisizione di conoscenze solo nel riconoscimento dello spirito, nel riconoscimento dell’effusione universale dello spirito e della necessità che le anime umane hanno di unirsi allo spirituale. Nel sesto periodo di civiltà, quella che oggi si definisce scienza, quella scienza che presenta una connotazione materialistica, non porterà nemmeno più questo nome; la si considererà un’antica superstizione…»  

Forse il maggior significato di questo momento d’isolamento sociale sta proprio nella possibilità che abbiamo di scoprire questa verità: che non siamo nuclei di ego separati, legati ai nostri corpi: ma attraverso l’altro, e nell’altro troviamo il nostro vero Sé, il Sé della periferia – che è il Cristo, l’Universale Umano. Forse è una verità che inizia a risuonare tra gli esseri umani.

L’antroposofia può portare una comprensione più profonda di questa verità, in modo che non appassisca come un semplice concetto astratto, ma possa diventare una rivelazione della vera natura dell’Io, e quindi della vera natura del Cristo in ogni essere umano. Questo può essere il fondamento della “nuova normalità” e un vero significato del «siamo tutti insieme», frasi che vengono continuamente pronunciate in questo periodo di pandemia. Possiamo crearlo, un futuro nuovo, per preparare la strada verso la prossima Epoca che verrà.

Jonathan Hilton
Ascensione, 21 maggio 2020

Andrea Mantegna, Ascensione dettaglio - 1460 ca. Trittico degli Uffizi

Andrea Mantegna, Ascensione dettaglio – 1460 ca. Trittico degli Uffizi

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