Dimenticando il mio volere particolare
il calore del mondo che annuncia l’estate
mi ricolma l’essere dello spirito e dell’anima;
la visione spirituale mi impone
di perdermi nella luce,
e pieno di forza il presagio mi annuncia:
perditi per trovarti.
Non solo il pensare, con le manifestazioni della luce e nella calura anche insolita di questi giorni, perde forza e viene offuscato, ma pure il volere nostro arbitrario ed egoico, legato al sé usuale: la Willenseigenheit, che in altri contesti significa anche ostinazione, caparbietà. Il Willen è anche la “volontà testamentaria”, che è un “arbitrio”, o così dice l’Arcangelo della lingua tedesca.
Di fronte al calore del cosmo, al fuoco del Sole – che è volontà sacrificale, è amore che sa fare il Bene – cosa può la volontà particolare nostra? Liberamente, se vogliamo, possiamo arrivare a dire “non la mia ma la Tua volontà sia fatta” (Lc 22,42).
Nel componimento n. 9 siamo trasposti in una atmosfera sognante nella quale prevale il sentire, che in italiano è anche l’udire. Prevale l’ascoltare un annuncio del futuro.
Da un lato il caldo stesso annuncia già l’estate, dall’altro pure il presagio, presente anche nel componimento n.7, ora ci parla pieno di forza, anticipando per noi qualcosa che verrà.
Ecco cosa annuncia il sentimento presago: in quella luce abbagliante tu perdi te stesso, ampliato al cosmo dal calore non hai più quei netti confini divisori salutari e non puoi più contrapporti al resto del mondo. In positivo, il vero te stesso è anch’esso luce del cosmo, quindi se vuoi lo troverai per certi versi “là fuori” ma, appunto, prima devi uscire dai soliti confini corporei materiali che ti individualizzano – quelli devi perderli – e cominciare a dire: non io, ma…
Vergessend meine Willenseigenheit
Erfüllet Weltenwärme sommerkündend
Mir Geist und Seelenwesen;
Im Licht mich zu verlieren
Gebietet mir das Geistesschauen,
Und kraftvoll kündet Ahnung mir:
Verliere dich, um dich zu finden.Dimentico del mio volere particolare il calore del mondo che annuncia l’estate mi ricolma l’essere dello spirito e dell’anima; la visione spirituale m’impone di perdermi nella luce, e pieno di forza il presagio mi annuncia: perditi per trovarti!
Avevamo già trovato tra le immagini di König i tre animali, le tre forze dell’anima – aquila, leone e toro – nella settimana “quasi” complementare, la 46 di metà febbraio1 quando è cominciato questo moto di espansione, di escarnazione che ancora ci impegnerà fino a San Giovanni.
Ora il calore del Sole che tutto compenetra pervade l’intero essere dell’anima e dello spirito. Anche qui le forze dell’anima non sono presentate nel loro ordine canonico, ma anzitutto l’aquila blu del pensare è posta in basso e di profilo, e fissa un globo terrestre dal quale spunta un germoglio. Il pensare usuale è fuori gioco tutto è troppo vitale e, dicevamo, le percezioni lo sovrastano.
Il volere particolare del toro è piuttosto stravolto, guarda l’osservatore con lo sguardo del condannato a morte che si sacrifica. Anche il suo simbolo zodiacale tracciato sopra l’animale è alla rovescia. Il volere spodestato ci osserva negletto a destra, da noi dimenticato. Grammaticalmente quel “dimentico del mio volere particolare” può avere come soggetto sia noi stessi sia il calore che ci riempie di sé, come pervade ogni cosa. Ma siamo noi che dimentichiamo, il componimento complementare vero e proprio, il 44, esordisce simmetricamente con “Afferrando nuovi stimoli dai sensi“, che invece è l’azione di una volontà particolare.
Tornando al disegno n.9, tra le corna del toro compare il disco solare giallo, che per gli egizi stava lì, tra le due falci lunari, sia nel toro Api sia in Iside2.
Più centrale ma a sinistra ci osserva il rosso leone del sentimento imperante: seduto, ben piazzato su gambe più umane giallo arancio, e reca in fronte una stella a sei raggi che può rappresentare l’unione regale tra microcosmo e macrocosmo. In quella piccola stella viene forse espresso il messaggio centrale: perditi per trovarti.
La coda del leone è sollevata come se fosse una fiaccola – in cui il calore che brucia il combustibile serve a portare luce! Questo è un altro elemento che accomuna questo disegno 9 con il 46, dove la fiaccola meglio delineata era in primo piano e in basso. Rappresentava la forza del ricordo (della nascita natalizia) mentre qui il focus è posto sul dimenticare, il proprio volere particolare.
Sentite cosa aggiunge Enzo Nastati nel suo commento3:
questo nuovo calore esteriore entra, pervade anche il nostro spirito e l’essenza dell’anima. Il nostro spirito è l’Io Superiore, lo Spirito Santo in noi, mentre l’essenza della mia anima è la forza mariana che la pervade e sostiene. L’anima presenta ora due aspetti: quello luciferico, che ci stordisce, e quello luminoso e amorevole legato al dono pentecostale. Sarà un presagio ad indicarci la strada: perderci nella luce e lì ritrovare noi stessi come essere macrocosmico, ritrovare quindi il nostro vero Io, l’Io solare macrocosmico. Questo perderci è uno smarrirci nella luce spirituale. Il Fuoco, inteso come elemento, manifesta così la nuova qualità del perderci e ritrovarci nella Luce. Una parte di noi viene attratta dalla luce esteriore e si perde in essa, la nostra parte superiore invece guarda “al buio” dell’etere di Luce, alla luce non manifesta, alla verità nascosta nelle cose, allo Spirito Santo. Nasce così, attraverso la coscienza immaginativa, l’unione con l’Io solare, con il nostro Io superiore come dono pentecostale.
1 https://ilcentroantroposofia.it/settimana-46-calendario-anima-2-2026/
2 https://www.larchetipo.com/1998/mag98/calendario.htm
3 https://www.liberaconoscenza.it/zpdf-doc/articoli/nolli/commenti/calendario-anima-commenti-versetto-9.pdf

