Il mio sé minaccia di sfuggirmi,
potentemente attratto dalla luce del cosmo;
allora, o mio presagire,
fatti valere,
rafforzami il pensare
che nell’illusione dei sensi
vorrebbe perdersi.
Versetti, potremmo dire, …economici e giuridici, per via dei termini scelti da Rudolf Steiner, o dallo Spirito del tempo ispiratore.
C’è una mancanza, di pensiero, con un obnubilamento del nostro sé, allora occorre una forma di risarcimento – ersetze mir des Denkens Macht, letteralmente: rimborsami il pensare!, che ha perso il suo potere (…d’acquisto, svalutato com’è in questa stagione). Per far questo deve subentrare dell’altro, un pensiero/sentimento presago, una forma di presagio che deve farsi valere – esercitando fortemente i suoi diritti (eintreten “in deine Rechte”).
Da mesi ormai c’è questo moto verso l’alto, disturbante, che non accenna a diminuire: troppa luce!, troppe percezioni – colori, profumi, cinguettii – perché possiamo pensarcele, quindi conoscere, e vivere nella realtà. Il pensare attratto dalla luce del cosmo vuol perdersi nell’illusione sensibile. Lo Schein, che è l’apparenza o illusione luminosa, significa anche “banconota”: ancora un termine economico. Ricordiamo che secondo il Faust di Goethe la cartamoneta sarebbe stata inventata da Mefistofele come scherzo di carnevale, come i coriandoli o le stelle filanti.
Con l’Ascensione sembra minacciosamente che anche il nostro sé sia volato via (entfliehen) tra le nubi del cielo. Serve un compenso, il rimborso: che potentemente, tra poco, irrompa il Pensare della Pentecoste – in un presagio un po’ sognante del vero Io, un sentimento però veritiero dello Spirito Santo che ci consiglia e ci consola amorevolmente. Il Risorto sembra essersene andato tra le nubi, ma viene lo Spirito Paraclito, colui che è “chiamato vicino” come l’avvocato difensore della giurisprudenza – traduzione poco nota di Paraclito ma che rende l’idea di Uno che ci assiste, che ci difende.
Affinché nell’economia del creato venga così la fratellanza, fiorisca quell’amore divino che ora potrà essere anche umano.
Mein Selbst, es drohet zu entfliehen,
Vom Weltenlichte mächtig angezogen.
Nun trete du mein Ahnen
In deine Rechte kräftig ein,
Ersetze mir des Denkens Macht,
Das in der Sinne Schein
Sich selbst verlieren will.
Gialle fiammelle che scendono irradiando da una colomba centrale in lingue guizzanti, piccoli fuochi individuali rossi sulle teste dei discepoli, gocce fucsia, più tondeggianti: così duemila anni di artisti hanno rappresentato, sui riuniti nel Cenacolo, la venuta dello Spirito Santo.
König lo ritrae in una fioritura di quattro calici azzurri che hanno radici giallorosse nel cielo. Lo sfondo è un’atmosfera sognante e poetica dai colori pastello, ugualmente azzurri, gialli e rosati. In particolare gialle sono tre colombe che planano sul paesaggio sottostante, costituito dai tre regni di natura: il minerale rappresentato da due vette montuose blu, il vegetale da un fiore arancio chiaro che cresce regolarmente dal basso e il regno animale da farfalle e libellule.
Questo fiore dalle corolle azzurre ancor chiuse che radica nello spirituale potrebbe avere attinenza con quel fiore azzurro caro a Novalis, che rappresenta il singolo uomo col suo umano desiderio, l’amore e lo sforzo metafisico di accostarsi all’infinito. «Il Fiore azzurro – dice Novalis – è la metafora delle metafore della ricerca di se stessi, la realizzazione del proprio sogno, la scienza che si mescola con l’arte, è la pienezza della vita, il significato dell’amore come forza aggregante… è l’unione del macrocosmo con il microcosmo».
Il mio sé minaccia di sfuggirmi, potentemente attratto dalla luce del cosmo; allora, o mio presagire, fatti valere, rafforzami il pensare che nell’illusione dei sensi vorrebbe perdersi.
Scrive Eleanor Merry nel suo commento:
«Per mezzo della Luce che dai Regni Spirituali penetra nella materia, i sensi dell’uomo si risvegliano e nasce il suo pensiero.
Ma questa Luce può anche suscitare il “sentimento dell’Io”, che è il dono del Pensiero, in sfere spirituali prima che esso sia abbastanza maturo da affermare la propria indipendenza. Il Pensiero può “svanire”, nella Luce l’Io può perdersi in immagini esteriori.
Ma noi abbiamo, dentro noi stessi, una specie di presentimento, una specie di oscura pre-conoscenza di ciò che è il nostro vero destino. La paura di perdere noi stessi è una conseguenza dell’attrazione della Luce.
Guardiamo le piante e osserviamo come i fiori appaiono quando la crescita raggiunge un certo grado di maturazione. I fiori sono soltanto il segno dell’avvento del seme, il quale contiene il sigillo delle leggi della natura. Nel fiore che sboccia è rivelata l’immagine di ciascuna pianta “secondo la sua specie”.
L’Essere del mondo “pensa” nella pianta, ma la pianta sa soltanto “sognare” se stessa.
Nell’Uomo il mondo delle apparenze – o “di gloria”, come a Rudolf Steiner piaceva venisse tradotto – seduce i sensi e il sentimento interiore, così egli pure, nei mesi estivi, “sogna” se stesso».

