Quando dalle profondità dell’anima
lo spirito si volge all’Essere del cosmo
e sgorga bellezza dalle ampiezze spaziali,
allora dalle lontananze celesti
affluisce forza di vita nei corpi umani
e agendo potentemente
unisce l’Entità dello spirito con l’essere dell’uomo.
Durante la Settimana Santa che comincia con la Domenica delle Palme c’è un gran movimento in Cielo e in Terra! Si instaurano nuove relazioni tra gli Esseri in una data sequenza: il Calendario n. 52 comincia con un wenn, il quando, e due versi dopo c’è un dann, l’allora.
Anzitutto c’è un possente rivolgimento, da dentro a fuori e dal basso verso l’alto: dal profondo dell’anima (dentro e sotto, immaginandola a tre dimensioni) lo spirito dell’uomo si volge al Sé del cosmo.
Siamo in effetti alla Svolta decisiva dei tempi, centrale di tutta quanta l’evoluzione dall’antico Saturno al futuro Vulcano, e qui siamo al centro, al punto più basso temporalmente. Comunque siamo al centro anche spazialmente perché Gerusalemme è l’ombelico del mondo, il fulcro tra il Cielo e la Terra, innalzandosi dal Tempio l’asse del mondo, è centro geografico e spirituale, luogo di scontro e di incontro delle tre religioni monoteistiche. Siamo al centro spazialmente anche perché lì ora è in gioco l’atto finale dell’incarnazione del Cristo, in cui trasforma anche il corpo fisico materiale e spirituale di Gesù di Nazareth, lo spiritualizza a nuovo. Ed è in gioco la possibilità futura da parte degli esseri umani di proseguire la loro avventura sulla Terra senza perdere il nesso con il loro Io.
Dalle profondità dell’anima lo spirito umano individuale si volge all’Essere del Cosmo (Weltensein), facendosi universale. Intanto si realizza un contromovimento – nei versetti non è accennato, ma è la storia divino-umana a narrarlo – che parte dall’Essere del Cosmo appunto, che s’incarna fino a farsi del tutto uomo. “Scende” a Gerusalemme come König lo ritrae, spogliandosi completamente della sua natura divina.
Lo dice bene San Paolo all’inizio della seconda lettera ai Filippesi: Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio – ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Il movimento dei versetti stessi traccia in effetti una croce perché oltre all’alto e al basso del braccio verticale della Croce c’è la dimensione delle ampiezze spaziali (Raumesweiten) – quello che nella preghiera del Padre Nostro è il Regno – e della bellezza che da lì sgorga e della forza di vita che dalle lontananze celesti (Himmelsfernen) si riversa nei corpi umani.
La Croce è il destino dell’uomo, la cui anima è crocifissa sul corpo: questo significa che invece di trarci verso l’alto, normalmente il nostro eterno femminino ci tira giù. Ma da quella Pasqua dell’anno 33 tutto è cambiato: sich wendet, l’anima si volge! Per l’uomo nasce la possibilità, che prima non c’era, di tornare al suo Regno in quanto essere spirituale. Grazie a quel Ponte Vivente che si è spogliato della sua natura divina ed è sceso giù.
L’essere umano riceve così nei suoi corpi forza di vita spirituale che, agendo potentemente, lo unisce (einet) con l’Essere dello spirito.
Quando dalle profondità dell’anima lo spirito si volge al Sé del cosmo e sgorga bellezza dalle ampiezze degli spazi, allora, dalle lontananze celesti affluisce forza di vita nei corpi umani e agendo potentemente unisce l’Essere dello spirito con l’essere dell’uomo.

Tre persone (una piccola folla) e un asino cavalcato da un Essere solare scendono verso Gerusalemme, due uomini reggono altrettanti rami di palma e quello centrale conduce l’asino. Vedremo tra poco cosa possono rappresentare queste figure, ma ricordiamo che nei Vangeli è sempre detto “salire” a Gerusalemme: dimora del Tempio, situata geograficamente tra i monti della Giudea. Invece la domenica delle Palme, con l’ingresso trionfale a Gerusalemme, rappresenta l’avvicinamento fisico del Cristo al culmine del suo sacrificio, quando la forza solare si immerge definitivamente nelle tenebre della materialità terrestre per redimerla. Portando la sua luce vitale sensata su tutto il passato dell’evoluzione.
Gerusalemme col suo Golgota, o monte del cranio, rappresenta la testa dell’uomo, dove lo spirito va a morire ma subito dopo risorge dalla sua tomba, il sepolcro.
La palma che viene brandita dalle due figure è invece costituita da forze solari e vitali – quelle che si immergono nei corpi umani – intanto che una terza figura conduce, imbrigliato, l’asino delle forze istintive e lunari umane sormontato da un piccolo Sole dotato di gambe e di mani.
Le due palme potrebbero riferirsi ai due corpi dell’uomo già solarizzati, cristificati durante le prime due Pasque, l’astrale e l’eterico, mentre la terza figura conduce l’asino giù dalla collina: è sul fratello asino – San Francesco così chiamava il suo corpo fisico – che si concentra la trasformazione finale da parte dell’Essere del Sole nella terza Pasqua.
Scendono quindi verso l’angolo in basso a sinistra, alla città del Tempio, scendono giù verso il passato dell’evoluzione portando luce e vita, mentre in basso a destra rifulge l’amorevole stella a cinque punte del sé spirituale: il primo stadio della possibilità della risalita per l’uomo verso lo spirito. La stella a cinque punte, immagine del futuro imminente dell’umanità, qui sembra una stella marina, posta alla base della collina come un tempo il cranio di Adamo. Accennerebbe al Sabato Santo, quando con la discesa agli inferi verrà fondata per ogni uomo la possibilità della risalita.
Lo sfondo della collina è un blu scuro rischiarato da un grande Sole, come già recitava il mantra natalizio della Pietra di fondazione: oscurità notturna aveva regnato, ma alla svolta dei tempi la luce dello spirito universale entrò nella corrente dell’essere terreno. Mentre la bellezza si riversa, formando una triplice onda, forse tre ponti, dalle ampiezze dello spazio colorato, a vitalizzare i tre corpi.
Questa è la discesa verso quel punto centrale fisico e spirituale: della Terra, dell’uomo, dell’evoluzione cosmico-umana e del corso dell’anno.
Quando dalle profondità dell’anima lo spirito si volge all’Essere del cosmo e sgorga bellezza dalle ampiezze degli spazi, allora, dalle lontananze celesti affluisce forza di vita nei corpi umani e agendo potentemente unisce l’Essere dello spirito con l’Essere dell’uomo.
Nel periodo Natale-Pasqua l’anima si dedica alle manifestazioni dello spirito e riceve poi nell’intimo il mondo esterno, all’inizio come “deboli stimoli dei sensi”, infine come “ricchezza dei sensi”. Così essa nella Settimana Santa può sperimentare l’essere universale nell’intimo.
Lo spirito, durante l’inverno, si è approfondito nell’anima. Si può ora volgere rinnovato al mondo. Sul piano dell’anima l’uomo sperimenta bellezza, che gli viene dalla “lontananza dello spazio”. Fisicamente ottiene nuova energia vitale, che scorre in lui dalla “lontananza del cielo”.
A Pasqua la forza della vita dispiega una energia unificante. Essa unisce l’essere dello spirito con l’essere dell’uomo.
In cielo governa Raphael con il caduceo, l’Arcangelo che amministra le forze terapeutiche del mondo. Nell’unione con l’essere dello spirito, al tempo di Pasqua, l’anima che sperimenta il corso dell’anno può andare incontro al Redentore, che nella cosmica festività pasquale si riunì all’umanità e riempì la corporeità inaridita con nuova vita (Manfred Krüger).

