Sydney Thompson, Mandorlo a Peille,1938

SETTIMANA 51 del Calendario dell’Anima

La ricchezza dei sensi si riversa
nell’intimo dell’uomo,
lo spirito del Cosmo si ritrova
nell’immagine riflessa dell’occhio umano,
che da lui la sua forza
ha da crearsi a nuovo.

Sei versetti con tre verbi compongono un ritmo ternario piuttosto evidente: si riversa, si ritrova e, finalmente, si crea qualcosa di nuovo.
La ricchezza dei sensi che cos’è per l’uomo? È percezione, cioè continui rispecchiamenti, proiezioni, visioni e pareggi da realizzare.
Il messaggio è che a un certo punto qualcosa “deve” cambiare: come con la Resurrezione. Prima, ci sono solo infiniti riflessi inessenziali ed eterno ritorno dell’uguale.
Questo 51 che riguarda la trasformazione dei sensi si sviluppa poeticamente in tre fasi.
Fase 1: il processo della percezione.
La percezione “ristretta” legata alla ricchezza dei cinque sensi è una magia, una malia che prima o poi terminerà. Ma all’inizio è indispensabile (come lo sono per i bambini le elementari) perché insegna a dividersi dal mondo e scoprirsi individui, seppure illusoriamente – urtando contro un termine materiale che è il corpo fisico e originando la coscienza diurna. È necessario separarsi: da se stessi (per potersi vedere), dagli altri, dalla ruota del divenire del mondo che gira anche perché la facciamo girare noi come criceti nevrotici.
La percezione è faccenda mobile, mutevole, impermanente nelle sue infinite sfaccettature e variazioni, in una ricca tavolozza di colori e di forme degni della livrea del pavone.

Ma per esprimere che cosa? Ricche e infinite variazioni su che tema? Di un unico concetto (che spreco!). E tutta questa ricchezza realmente si riversa a ogni sguardo entro di noi.

Fase 2: lo spirito cosmico può trovare se stesso nell’uomo che lo contempla e raggiungere così la sua vera meta. Ma questo lo aveva già detto il Calendario dell’anima n.50. Ora il processo si sviluppa oltre, vitalmente.

Fase 3: l’uomo coi suoi occhi rinnova le sue forze, traendole dallo spirito e raggiungendo lui la sua vera meta, di libera conoscenza e di amore.
Normalmente l’occhio scatta delle istantanee (diciamo così) nelle quali lo spirito cosmico che dimora in ogni cosa quale essenza di pensiero non può ritrovarsi: deve attendere che l’uomo lo disincanti, lo liberi da quell’incantamento, lo faccia nascere ponendo fine alle doglie di cui parlava San Paolo. Lo faccia risorgere a Vita nuova. La percezione non trasmette i concetti, offre solo immagini riflesse, una semirealtà – dovuta all’organizzazione umana – che quindi non esiste perché ancora realtà non è. Altrettanto nella rappresentazione che viene coniata a partire dalla percezione. Non vi si trova lo spirito del mondo, casomai vi troviamo noi stessi come Narciso e non usciamo dal gioco di specchi.

Cosa deve avvenire perché lo spirito del Cosmo si trovi nell’occhio di un uomo?
Questi, col suo occhio, può trovare quelle forze novelle che ora saranno le sue. Le trae da lui, dallo spirito, perché nelle cose lo spirito seppur incantato è presente, facendole sgusciare fuori da quella osservazione pensante che sempre ci impegna, in cui non riusciamo né a percepire né a pensare come si deve. Liberando il pensare che normalmente è invischiato nella ricca giungla delle percezioni. L’uomo ha da smettere di rispecchiarsi, di rimirarsi, interessandosi invece all’altro Essere, sia esso pietra, pianta, animale e persino l’altro uomo. Cogliendone lo spirito, l’essenza, l’idea individuale.
Ma questa è la continua attività del Pensare, di luce e di calore, che rende possibile qualsiasi creazione.

Al centro si vede una pianta nel suo rigoglio primaverile, forse un mandorlo dai fiori rosa. Ai lati due fasi della Luna, che decresce e poi cresce: il divenire vitale (e ripetitivo, ciclico) del mondo, presentato nel suo ritmo mensile. Ed è la Luna a presiedere ai processi di vita, al gemmare e al fiorire come pure al percepire.
Sotto la superficie terrestre – la fascia ondulata verde – e sotto le radici della pianta, König disegna una riproduzione anatomica dell’occhio umano – che è produzione della natura proprio come l’albero che vi si rispecchia. Le radici dell’albero si trasformano in un bulbo oculare!, con un nervo robusto che si dirama in fitti capillari, rispecchianti la chioma fiorita.
Come in un quadro di Dalì su tutto campeggia una specie di divino occhio di Buddha, o di Allah. Lo spirito cosmico si riversa e si rispecchia nell’occhio dell’uomo che rinnova la sua forza di visione, ora anche spirituale.

La ricchezza dei sensi si riversa nell’intimo dell’uomo, lo spirito del Cosmo si ritrova nell’immagine riflessa dell’occhio umano, che da lui la sua forza ha da crearsi a nuovo.

Nella meditazione di questa settimana si avvicina a noi l’immenso mistero dell’uomo. L’occhio è veramente creato dalla luce, ma il corso dell’evoluzione umana ha oscurato la percezione della luce da parte dell’uomo. Egli non vede la “luce”, ma solo il suo riflesso.
Tutta la ricchezza delle impressioni sensibili, quando entra nell’essere umano diventa solo immagine della realtà.
Ma se si riempiono i sensi degli impulsi morali che sorgono quando è giustamente risvegliata l’interiore comprensione dei Misteri del mondo, allora “l’immagine” può essere il mezzo per la rivelazione delle forze cosmiche, e gli organi di senso possono trasmettere “luce spirituale dalla terra al cielo”.
Il raggiungimento di questa morale è per noi un dovere: lo spirito si china per ritrovare se stesso nella percezione sensibile dell’uomo.
Per mezzo di questo divino avvicinamento l’uomo può, e deve, creare a nuovo le forze del suo occhio percepiente
(Eleanor Merry).

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