Gaetano Previati, Maternità, olio su tela, 1890

SETTIMANA 50 del Calendario dell’Anima

Parla all’io dell’uomo,
manifestandosi con potenza
e sciogliendo le forze del suo essere,
la voglia di venire ad esistenza del mondo:
portando in te la mia vita
dal suo magico incanto
raggiungo la mia vera meta.

Due sono gli eventi centrali in questa 50a settimana dell’anno: è finalmente primavera, avviene l’equinozio il 20 marzo, ci siamo lasciati alle spalle le oscure e lunghe notti del mondo (49) e si avvicina l’Annunciazione del 25 marzo, quando una fanciulla di nome Maria prende la risoluzione più importante per il destino umano, dicendo Avvenga all’angelo che le si annuncia misteriosamente. Rispondendo affermativamente a quella proposta di Vita divina.

Chi è quell’arcangelo della nascita di nome Gabriele?

Ci aiuta a comprenderlo la Fiaba di Goethe, alla sua scena iniziale: un burbero barcaiolo traghetta da una riva all’altra del gran fiume i passeggeri – in questo caso due fuochi fatui ma ognuno di noi viene al mondo portato dalla Werdelust des Weltendaseins, il desiderio di venire ad esistere.

È una forza incarnatoria, lunare, perché la capanna del barcaiolo si trasformerà alla fine in un tabernacolo d’argento che è il metallo della Luna. La stessa che riporta su Proserpina o gli spiriti degli elementi verso il loro volo cosmico annuale dal ventre terrestre, dalla vita spirituale alla vita biologica.

Sono potenti le parole della brama del divenire luciferica che accompagna a manifestazione noi e la natura, appunto dalla Zoè verso la biòs terrena. Qualcosa passa da lei a noi mentre essa si rivela e parla al nostro Io che la comprende: delle forze dell’essere vengono disciolte, liberate dal loro incantamento, mentre l’agire della natura opera anche in noi, ci vitalizza, ci muove.

Ora che la udiamo parlare, cosa ci dice?

Leggiamo San Paolo per trovare lumi, la Lettera ai Romani, capitolo 8, versetto 22 e dintorni.

Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio […] nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio.

Ora si comprende meglio quel: portando in te la mia vita – sciolta dal suo incantesimo – raggiungo la mia vera meta. I regni di natura non hanno autocoscienza, dormono e sognano, attendono dall’uomo di venir risvegliati tramite l’autocoscienza di lui, conseguita tramite la chiarezza di pensiero (49). Solo così le doglie del parto si muteranno in gioia vera. O meglio verrà il salutare disincanto della maia (una vita liberata dal suo magico incanto) intanto che noi disincantiamo noi stessi da lei, ci sciogliamo, ci liberiamo dal suo abbraccio seducente e troviamo conoscitivamente l’essenza di noi e di lei. Ma poco alla volta, senza brame di santità, luciferiche anch’esse.

La giovane Maria nella sua purezza verginale lo ha fatto per prima, ha udito piena di Grazia l’Annuncio: finirà il travaglio della natura, lo stesso dell’anima candida che nascerà a Natale.

Un mollusco bivalve, un’ostrica si apre a rivelare il suo …segreto secreto: la triplice evoluzione futura (Giove, Venere e Vulcano), germi di manas, budhi e atma, i tre re della Fiaba. Secondo la simbologia cristiana, citata da Giovanni Damasceno, “il fulmine divino è penetrato nella conchiglia più pura, Maria, e ne è nata una perla oltremodo preziosa, il Cristo”.

Sant’Ildegarda di Bingen sapeva che compito di ogni uomo è trasformare le sue ferite in perle (cioè, settimana 49, crescere spiritualmente dalle oscure notti del mondo). Esse nascono dalle lacrime dell’ostrica quando un granello di sabbia penetra nella conchiglia, lo avvolgono progressivamente fino a renderlo inoffensivo. Così, di incarnazione in incarnazione, lavoriamo a secernere quello che sarà il nostro Io, a fornirgli degli involucri nuovi.

La perla, per la sua forma sferica, è perfettamente cosmica e una serie di perle – i grani del rosario – rappresenta la grande catena dell’essere (o esistere, il Weltendasein) che lega tutte le cose e può divenire preghiera.

Infatti nella parte inferiore del disegno è ritratta la giovinetta che prega devota (accanto a un inginocchiatoio e davanti a una soglia verde rettangolare). La preghiera non egoistica rappresenta questo dialogo tra Cielo e Terra, è come l’arcobaleno dopo il diluvio, non è opera umana: all’uomo è solo chiesto di …aprire il becco come gli uccellini, ma il canto proviene dallo spirito, in un dialogo continuo.

Maria non dialoga col misterioso spirito annunciatore che infatti in tutte le Annunciazioni dell’arte compare alla sinistra, ma guarda a destra, al futuro, a quella che sembra una struttura architettonica, una casetta col tetto aguzzo, o un tempio virtuoso (quattro virtù cardinali sotto, a formare un cubo, e sopra la piramide delle tre teologali). La stessa struttura compositiva della preghiera del Padre Nostro secondo la conferenza di Steiner omonima (la Berlino, 28 gennaio 1907). La trinità di perle che stava nel mollusco si è metamorfosata, attraverso la preghiera mariana, in una triplice eco di forma architettonica. Sembra un tabernacolo stilizzato, un piccolo tempio nel tempio, finemente cesellato in argento così come l’aveva visto Goethe nella capanna del barcaiolo trasformata. Al centro una ferit-oia porta “oltre”, come la siepe di Leopardi, come i tagli di Fontana. Si ripropone quella ferita che può attivare l’ostrica a secernere le perle. Ferita originaria che ci separa dal macrocosmico di noi, diviene occasione per generare la perla preziosa futura che ci farà individui.

Il modesto farsi Graal di Maria, che richiama la coppa del disegno 48, ora nel 50 è abbozzato in basso a destra, con tre piccoli calici.

 

La brama di esistenza parla all’io dell’uomo, manifestandosi potentemente e liberando forze del suo essere: portando in te la mia vita dal suo magico incanto raggiungo la mia vera meta.

Nelle meditazioni di queste due ultime settimane (la 49a e la 50a) sentiamo una specie di conversazione tra noi stessi e il mondo. La settimana scorsa era il nostro pensiero che nella sua neo-nata chiarezza ci ricordava la nostra forza spirituale; questa settimana il cosmo ci risponde.

Noi scopriamo di essere necessari a questa vita cosmica. L’universo, in quanto spirito, diviene cosciente del suo proprio essere nell’essere dell’uomo.

Come le piante acquistano forma vivente attraverso il loro essere radicate nella terra, così tutte le gerarchie dell’Essere al di sopra di noi progrediscono verso la perfezione attraverso l’autocoscienza dell’uomo.

L’uomo è la “Terra”, per l’albero della Vita. Dall’uomo viene la resurrezione (Eleanor Merry, Commento al Calendario dell’anima).

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