Nella luce – che dalle profondità dello spirito
tessendo feconda nello spazio
manifesta il creare degli dei –
appare l’essere dell’anima,
ampliato all’essere del mondo
e risorto
dalla potenza interiore della ristretta egoità.
Più che mai è protagonista la luce in questo periodo. Possiamo conoscerla meglio attraverso questi versetti meditativi, scoprendo come opera normalmente e come opera specificamente nell’uomo agli inizi luminosi di maggio.
La luce crea lo spazio e non si limita a renderlo visibile, essa è invisibile ma tutto quello che riusciamo a scorgere attorno a noi e di noi l’ha intessuto la luce – tutto fu fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (Gv. 1,3).
Il medico Ernst Marti, che per tutta la vita elaborò gli insegnamenti di Rudolf Steiner sull’eterico, afferma che la luce è un’entità animico-spirituale, e quindi non-spaziale, che si serve dell’etere per esercitare la sua azione nel mondo spaziale. Compenetrando l’etere, o forza periferica universale, essa fa sorgere l’etere di luce e nel nostro mondo sensibile e spaziale la luce ci appare per mezzo dell’etere di luce. […] La luce circoscrive ovunque lo spazio distendendo su ogni cosa superfici colorate. Essa rende tutto visibile e distinguibile per il fatto di creare ovunque confini spaziali. La luce rischiara la superficie degli oggetti, e questa superficie traccia il confine dove luce e tenebra si toccano facendo sorgere il colore. La luce separa luce e tenebra. Essa respinge la tenebra sotto la superficie (Marti, L’eterico, p.44-45).
La luce è lo strumento in mano agli dei, proviene dalle periferie dello spirito (come dalle profondità dello spirito umano) e si manifesta in colori, gocciolati dal cielo, coi quali essi dipingono il creato. Lo tessono con pennellate sapienti, come in una seta calda e viva, donando saggezza, movimento e forma a tutto ciò che esiste.
La luce intesse fecondamente anche l’anima dell’uomo, normalmente essa è ristretta dai limiti di ciò che mi appartiene – il “mio” corpo è fatto anche di un pezzetto di materia più o meno dura e la mia coscienza usuale è limitata a quell’isoletta materiale. Dipende da essa, infatti se mi addormento perdo la coscienza, perché non solo la luce respinge le tenebre della materia sotto le superfici colorate, e le tenebre non l’hanno accolta (Gv.1,5) ma a sua volta la materialità esercita il suo potere interiore (innenmacht) su di me: mi trattiene sanamente entro i miei limiti, che sono così angusti a mia tutela, perché se non ci fossero non vi sarebbe distinzione tra me e le cose e non ci sarebbero per me nemmeno cose singole (Fdl, cap.5, par 17).
Invece nella luce di maggio l’essere dell’anima appare ampliato all’essere del mondo perché il Risorto stesso sta operando a ridisegnare, nella e attraverso la Sua luce, tutti i confini. La luce li ha creati, e ora li può ampliare. Forse perché la tenebra ora è cristificata.
Alla parola risorto (auferstanden) è stata data la dignità di un intero verso, tutto per lei. L’essere dell’anima è anche lui risorto dai confini usuali e ampliato in quella luce, perché il suo termine non è più il corpo di prima, anche materiale, ma quello risorto. Si può quindi accendere una nuova luce di coscienza in virtù della Resurrezione. I quaranta giorni dopo la Pasqua sono quelli in cui Egli affidò agli Apostoli gli insegnamenti di una scienza dello spirito.

Nella luce – che dalle profondità dello spirito tessendo feconda nello spazio manifesta il creare degli dei – appare l’essere dell’anima, ampliato all’essere del mondo
e risorto
dalla potenza interiore della ristretta egoità.
È il Toro che governa i mesi di aprile e maggio e König disegna il suo simbolo sopra il numero 5 di questo componimento.
Uno dei ponti col numero 4 potrebbe essere costituito dalle corna di Iside, che comparivano nel disegno del simbolo di Venere rivolte invece verso il basso. Il Toro è infatti associato a livello planetario alla dea Venere (amore, dedizione, cura del bello). È un segno di Terra – stabile e forte della sua potenza generatrice fecondante – che in questi giorni esplode ovunque verdeggiando teneramente, in un fitto e ampio fogliame rigoglioso, oltre che fiorita e profumata.
La crescita lussureggiante di verdi piante e di alte erbe – dice Eleonor Merry nel suo commento – è una ricerca di vita per un completamento della vita stessa. In tal modo l’anima si espande nel calore che l’Io risvegliantesi, toccato dal fuoco cosmico, le porta dal regno del sentimento.
Il disegno di König sovrastante il simbolo zodiacale ritrae un uomo di spalle, vestito di una tonaca marrone monacale che risalta sullo sfondo azzurro, con le mani incrociate dietro alla schiena, dove nella sfera del sentimento, toracica, compare un globo terracqueo: un Cosmo interiore – è l’anima dell’uomo ampliata all’anima del mondo.
Un’atmosfera azzurrata circonda anche questo spazio chiuso sferico, luminoso e colorato prevalentemente in azzurro e giallo, creato dalla luce, che cresce fino al confine blu del cielo dove sempre viviamo da svegli, aggiungerebbe il Marti. Vi sono racchiusi una falce di Luna con le due corna in giù, come nel simbolo apparso al centro del disegno n.4, e un Sole che è entrato nella Terra, poi due alberi frondosi carichi di frutti rossi, che si rispecchiano sopra e sotto il solito serpente che striscia a dividere la conoscenza lunare dalla vita solare. Sulla sinistra una goccia verde contiene la figura del toro e un’altra forma animale, simile all’asino. Che meglio definiscono ora due formazioni tondeggianti che comparivano misteriosamente entro la collina nel n.4.
Nella luce – che dalle profondità dello spirito tessendo feconda nello spazio manifesta il creare degli dei – appare l’essere dell’anima, ampliato all’essere del mondo
e risorto
dalla potenza interiore della ristretta egoità.
Questo versetto rappresenta la realizzazione del percorso di avvicinamento dell’Io sono all’Essere Universale, all’Essere che sostiene la nostra vita interiore. […] Ora l’Io appare ampliato e risorto nella luce che manifesta il creare degli Dei. A ciò seguirà il versetto 6 con l’Ascensione.
L’egoità (come dono luciferico) è angusta (l’aspetto arimanico della sua limitatezza la fa apparire come una prigione) e da qui si risorge e ci si amplia al Cristo (all’Essere Universale) come Io, il nuovo centro dell’anima nato dalla forza mariana che l’ha purificata. […] Il versetto comprende la data dell’8 maggio, la ricorrenza della Madonna di Pompei: siamo nel mese degli eventi mariani, della purificazione dell’anima (Enzo Nastati).
