Io sento la forza dell’Essere del cosmo
dice la chiarezza di pensiero:
ricordando la sua crescita spirituale
nelle buie notti cosmiche
e protende al vicino giorno
interiori raggi di speranza.
König dipinge una cinta solenne di monti innevati – io sento la forza dell’essere del mondo – stesa sullo sfondo, che circonda quello che sembra un lago o un fiordo. Alcune rocce vicino all’acqua sono blu scuro, forse a indicare le oscure notti del mondo mentre il pensiero è chiaro e trasparente come il paesaggio montano.
Da acque tranquille s’innalza una scogliera che per ora non offre approdi, ma vi galleggia una smilza piroga – un’imbarcazione adatta ad acque poco profonde – saldamente condotta da un uomo eretto che addita la direzione. L’uomo sta ritto e sa condurla dove vuole spingendola con un remo, o una pagaia, facendo forza sul fondale che allora dovrebbe essere basso, cosa che mal si accorda con l’alta rupe verticale subito a destra. Comunque il nocchiero governa la barca (la orienta come sa fare la chiarezza del pensare) ornata da una piccola polena che sembra una figura umana stilizzata con braccia, o ali, trionfalmente levate.
C’è un serpente marino che nuota a fianco, pare la accompagni nel viaggio. Il lungo serpente però viaggia in senso contrario, immagine forse delle controforze: quelle forze che volendo eternamente il male, sempre fanno il bene, spronando noi novelli Faust a crescere oltre le tenebrose notti del cosmo.
Gli uccelli della speranza interiore, disegnati un po’ sopra la polena, che volano sulle acque, hanno la stessa forma e colori rossogialli dello sfondo che si staglia ai lati del monte innevato più alto e centrale. Ricorda il Monte Fuji, la montagna sacra di Hokusai, e se fosse il Golgota si spiegherebbero le due punte, corrispondenti alle due metà dell’evoluzione terrestre.
Io sento la forza dell’Essere del mondo – così parla la chiarezza del pensiero, che ricordando la propria crescita spirituale nelle buie notti del cosmo tende interiori raggi di speranza al vicino giorno!
È un’atmosfera nordica, speranzosa nel giorno che viene, rossa e gialla come un’alba. Fa ancora freddo nella seconda settimana di marzo ma è come il mattino giovanile della vita, del giorno e per certi versi dell’anno, colmo di idealità che si potranno realizzare più avanti, ma sono passate le tenebrose notti del cosmo invernale, cioè tutte le lotte interiori ed esteriori che hanno preceduto e promosso la nostra crescita spirituale.
Perché è “di notte” che si diviene! Lo sanno i genitori che devono allungare l’orlo dei pantaloni al figlio cresciuto dopo le febbri influenzali, o gli insegnanti Waldorf che al mattino cominciano la lezione con la ripresa di quella del giorno prima: di notte si apprende molto più che durante la veglia diurna. Quando si nasce si diviene giovani, ma la crescita comincia nell’innatalità che precede, nel buio grembo universale, la calda fucina di tutto quello che sarà.
Anche il Divino Bambino venuto a illuminare la notte – fin lì oscurità notturna aveva regnato – cresce nel buio e nel silenzio delle Notti Sante.
Ogni mattina tutti notiamo che il pensiero è rischiarato dalla notte trascorsa nei mondi spirituali, con le sue esperienze, e per questo ha l’oro in bocca: è la forza dell’Essere del mondo che vive anche in noi e la si può sentire come pensiero chiaro e trasparente.
È questa stessa forza che, ricordando la crescita spirituale – sempre dovuta allo Spirito individuale solare – nutre la speranza interiore del futuro giorno.
Il giorno che si avvicina è la Pasqua di Resurrezione della vera vita, che è spirituale.

