Vivificando l’apparenza dei sensi, la brama del divenire
vuole risorgere dal grembo del mondo,
essa trovi la forza del mio pensare
rafforzata da forze divine
che forti vivono entro me.
Dopo il potente scombussolamento interiore che ci ha messo alla prova nelle scorse settimane, ora ci siamo rimessi in posizione normale ed eretta. La testa è di nuovo in alto, il tronco in mezzo, centrato, e i piedi poggiano saldi a terra.
A fine febbraio la natura è nella sua massima potenzialità: vive una forza espansiva capace di spaccare il duro legno, o la terra argillosa quando è arida, per far crescere il tenerissimo germoglio.
C’è un gran movimento in effetti! Vogliosi di divenire – scalpitando sanguinici per muoversi come bimbi all’uscita da scuola -, sciami di esseri elementari lasciano gioiosamente la Terra per cominciare il loro volo cosmico. Come Proserpina dalla tomba ctonia invernale, dal grembo del mondo vogliono risorgere.
Ma avete presente le api quando ronzano sciamando?, producono un rumore ipnotico sordo, continuo e vibrante battendo le ali duecento volte al secondo pare.
Immaginatevi di essere immersi in quest’atmosfera stordente della primavera: nel risorgere da quel grembo essi rinvigoriscono l’illusione dei sensi (Sinnesschein) che è la Maia.
Abbiamo visto nel 46 come possano essere disturbanti per l’anima, e la virtù terapeutica del ricordo e della volontà. Ora quale sarà la cura?
Ancora una volta, sempre la stessa: il pensare volitivo. Tra l’altro non si può rammentare, ricordare o rimembrare niente che non sia stato prima pensato.
Però si tratta di attivarsi autonomamente, senza contrapporsi rigidamente o reattivamente a questo moto degli spiriti, perché la brama del divenire degli elementari è potenzialmente o parzialmente redenta.
Non sto dicendo che la primavera non sia minacciosa – lo abbiamo constatato la volta scorsa. E anche Scaligero tra poco lo affermerà. Ma vi ricordate del drago di Michele? Sotto il calcagno, sotto la lancia, sotto la spada, viene perfettamente “regolato” da Michele, con sguardo tranquillo e impassibile o, certe volte, compassionevole – senza arretrare spaventato, immobilizzarsi, o avanzare reattivamente.
A primavera ci si può unire alla voglia di divenire degli spiriti elementari senza farsene sedurre, al loro eros ammaliante si può rispondere! Come? Con quella che nel secondo capitolo della Filosofia della libertà è chiamata Pulsione fondamentale alla scienza. Nei titoli italiani trovate impulso, ma è un Trieb come quelli di Freud. È ugualmente una forza di natura quella che fa sparare raffiche di perché al bambino piccolo, però quella è la via che in età adulta ci porta a esercitare il pensare! La smania che ci fa frugare dentro per trovare risposte alle tante domande del nostro Io. È una forza escarnante, sì, che va nella medesima direzione degli spiriti gioiosi primaverili, ma non ci se-duce se …il pensare s’è desto (dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa). E anche l’eros conoscitivo dà massima gioia, godimento persino.
Insomma, se è vero che la quaresima è il tempo del germoglio, non ci si può in essa ritirare dal mondo, o estraniarsi dal divenire giocoso e solare, dal tessuto brulicante di vita che ci attornia.
Pietro Archiati diceva che la scienza dello spirito è un godimento che non finisce mai! Lì l’anima vive il corpo come strumento per godersi lo spirito. Diceva anche: la giustizia nei confronti dello spirito è il godimento del creare i concetti per ogni percezione. Torneremo piu avanti su questa giustizia solare difensiva, e pure gioiosa e creativa.
Allora in che rapporto sta la forte presenza desta, salda e chiara del pensare umano-divino micheliano con la migrazione espansiva?
Nel sentire trasformato, a partire dal pensare del cuore, l’uomo si unisce al divenire del mondo e prova una analoga brama (non può essere altro che il suo agire quello che vive anche in noi, diceva Goethe) che in lui si manifesta come gioia. Che è sì giovanile e gioviale – quella stessa delle api bambine gialle – ma è al contempo la qualità di luce del pensare! Che da dionisiaca si fa apollinea.
Sperimentando questa gioia del divenire, l’uomo respira nel riversare intuizioni nelle percezioni, così conoscendo il mondo e se stesso. Nel percepire si espande, nel pensare si contrae: non solo respira come i polmoni ma pulsa, come il cuore tra diastole e sistole, tra domanda e risposta, tra conoscere e agire.
Respirare e pulsare sono le risposte attive e cre-ative alla natura che altrimenti si manifesterebbe tentatrice e minacciosa. Questo avviene con una triplice forza, dice il Calendario dell’anima, ma come ce la siamo conquistata?
Vivificando l’apparenza dei sensi, la brama del divenire vuole risorgere dal grembo del mondo, essa trovi la forza del mio pensare rafforzata da forze divine che forti vivono entro me.
Questa triplice forza è dono, è grazia in realtà, e a noi sta “solo” lavorare mettendoci olio di gomito per farla passare da potenza a atto.
Proviene dalla vittoria di Gesù Cristo su altrettante tentazioni, che avvennero e avvengono nel deserto quaranta giorni dopo l’epifania, cioè più o meno a metà febbraio. Una vittoria parziale perché la terza prova che riguarda la volontà, con l’economia che ha ancora da divenire fraterna, sembra non sia ancora superabile.
Superata diciamo la gran parte della prova, col mercoledì delle Ceneri è cominciata la preparazione quaresimale alla Pasqua. Ma in questi versetti compare allora tre volte la parola Kraft, in varie forme. E nel tradurre va lasciata anche se suona male, perché questa è poesia ma insieme scienza dello spirito e se viene ripetuto un concetto un motivo ci sarà. Per esempio, che le forze native dell’anima del 46 – pensare, sentire e volere; aquila, leone e toro – trovano la loro forza nel quarto animale: l’uomo angelo ritratto da König nella sua armatura.
Ma prima di passare al disegno, sentiamo quel che un altro grandissimo, Massimo Scaligero, disse su queste settimane in una conferenza del 4 marzo 1978. È una lunga citazione, però merita attenzione.
Sì, l’evento della Pasqua si prepara anche con un mutamento nella vita della natura, con un irrompere delle forze vitali della natura, che per questo deve servirsi di spiriti elementari superiori e di spiriti elementari inferiori.
In questo processo le entità luciferiche e le entità arimaniche tendono ad afferrare l’uomo: le entità luciferiche tramite la respirazione, le entità arimaniche mediante la sollecitazione di tutti i processi minerali che dal profondo vengono mossi dalle radici delle piante. E quindi c’è un processo che noi possiamo chiamare “minerale calcareo”, mediante il quale le entità arimaniche superano diaframmi e dal profondo della terra tendono a elevarsi verso l’uomo, per il fatto che nelle piante avviene un trapasso di queste forze; e poi l’uomo ne viene assediato e quasi reso ottuso per il fatto che la gioia vitale della primavera lo rende ottuso. Ecco, questa è un’osservazione che possiamo ricollegare col fatto che l’uomo è diventato un essere cerebrale e che quindi, quando sente gioia, è difficile che sia una gioia dello spirito, è una gioia animale, quindi tutto quello che viene come vitalità della primavera è preventivamente afferrato da queste potenze.
Nella primavera le entità luciferiche e arimaniche sono congiunte per distruggere l’uomo e per un certo periodo ci riescono. È un periodo pericoloso. Ci riescono ma l’uomo è difficile che se ne accorga, però se segue bene se stesso se ne accorge. Specialmente coloro che hanno una vita interiore ritmica si accorgono che prima della Pasqua c’è una lotta per mantenere l’io indipendente dai processi vitali della natura. Bisognerebbe andare in campagna e avere un’esperienza pura dalla nascita, dello sbocciare delle gemme, dell’aprirsi dei fiori, e superare l’elemento animale ed estetico anche, perché è estetico sensuale, per poter afferrare ciò che di cristico c’è nella primavera. Ossia sono forze di nascita, che però… questa poesia della primavera la cogliamo in un fatto esteriore, però dobbiamo anche pensare che ci sono forze che si imprigionano nelle forme delle piante per dare questa vita, quindi c’è un sacrificio. Questo sacrificio però deve essere seguito dall’uomo e l’uomo deve sentire la poesia di questo sacrificio. E nella contemplazione pura dei processi di rinascita della natura – cui non deve essere estraneo il pensiero dell’autunno perché tutto deve essere sentito ritmicamente – con questo l’uomo redime, si rende indipendente dalle aggressioni luciferico arimaniche. Si può dire che questo è il periodo dell’anno nel quale queste potenze hanno la speranza di distruggere l’uomo. Voi potete dire: ma che se ne fanno se l’uomo è distrutto? No, perché loro pensano di incamerarlo. Lucifero, in una zona dove lui vive spiritualmente, Arimane nella Terra.
Tutto questo a un certo punto subisce un colpo di scena.
Nella Settimana Santa si acuisce la tensione, però coloro che meditano possono anche sentire la vita del Graal e prepararsi, preparare l’anima al Venerdì Santo e riconoscere la storia di Parsifal…
Vivificando l’apparenza dei sensi, la brama del divenire vuole risorgere dal grembo del mondo, essa trovi la forza del mio pensare rafforzata da forze divine che forti vivono entro me
Nel disegno di König è ben chiaro anzitutto questo moto espansivo cosmico e sferico della natura – la Terra però, nelle fasce a forma di coppa – marrone, verdegrigio e poi gialla – si espande in una …apertura anche umana. La Terra addita già al Graal cui ha accennato Scaligero.
A questi moti cosmici e del mondo cor-risponde l’uomo armato e alato, che sembra assecondare l’espansione non solo nelle ali ma nella postura dei piedi, completamente aperti al mondo e saldamente orizzontali, al modo nei bimbi che si meravigliano di tutte le cose, che non ne sono divisi e le accolgono. Nella stazione adulta eretta e salda però questi piedi aperti significheranno dell’altro.
I piedi rappresentano la volontà – che corrisponde alla più difficile delle prove, il trasforma le pietre in pane suggerito da Arimane – quella che nelle tentazioni appunto (Quinto Vangelo) Gesù Cristo non avrebbe superato del tutto.
Nella sua armatura rossa il cavaliere dalle ali gialle sorregge una fiaccola e un caduceo, sormontate da una stella a cinque punte e da una a sei punte.
La stella a cinque punte rappresenterebbe il microcosmo uomo (testa, due braccia e due gambe) in cui lo spirito vince la materia, facendo egli stesso da ponte tra le due, a partire dal fuoco volitivo che si aggiunge al pensare – il cavaliere ha un’armatura rossa, ma anche ali gialle. Nella quinta incarnazione planetaria di Giove gli uomini divengono angeli mutando l’interezza dell’anima che diviene Sé spirituale, Manas. L’anima che si era tuffata nel corpo ne risorge, trasformata come l’alata araba fenice.
Ecco un’altra immagine del pensiero vivente liberato e liberante, adatta al periodo quaresimale cominciato col mercoledì delle ceneri, che vengono infatti cosparse sul capo. Steiner dice che questo uccello del mito – l’araba fenice – risorge da morte, come dalle ceneri della scienza naturale materialistica è sorta la scienza dello spirito. L’Io, dice Angelo Fierro, cavalca l’araba fenice e vola nei cieli dello spirito, in cui attinge la forza concentrativa del pensiero vivente. Il pensiero diventa resurrezionale e supera la morte. Supera l’illusione dei sensi nel conoscere e la dispersione primaverile attraverso la concentrazione.
La stella a sei punte invece, sopra il caduceo, fa procedere l’unione di microcosmo e macrocosmo in una spiritualizzazione ulteriore. Per certi versi il cinque richiama la trasformazione dell’astrale e il sei quella dell’eterico. Il capitolo cinque di Fdl parla del pensare trasformato capace di intuizioni, il sei del sentire trasformato e divenuto individuale.
L’uomo micheliano sta saldo e retto, protetto dall’armatura fiammante e si pone davanti all’espansività degli esseri della natura che vorrebbero fare sciamare pure lui, in un regno di infinite metamorfosi dalle forme vegetali e organiche, ritratto nell’atmosfera eterica che sovrasta la Terra.
Sono visibili due centri che riguardano l’uomo nel disegno tripartito, in primis il cuore rosso che compariva anche nel 46: qui è tra …le acque superiori e quelle inferiori. E poi soprattutto la Croce che è parte integrante dell’armatura nella sua zona toracica-ritmica. Ecco quel che diceva San Paolo nel capitolo 6 della lettera agli Efesini. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo (v.11).
Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio (vv.13-17)
Esplicitamente König citerà San Paolo e il cavaliere di Rembrandt (lo vedremo alla fine) che è Alessandro Magno!, ma torniamo al rapporto tra il disegno e la lettera agli Efesini.
Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio: forse queste nell’immagine corrispondono alla fiamma – il pensare volitivo, la fiaccola che ricorda nel 46 – e al caduceo ermetico – la spada della colonna coi serpenti …salutari rampanti intrecciati.
La Croce toracica in Paolo coincide con la corazza della giustizia, giusto mezzo virtuoso tra polarità aristoteliche o coronamento platonico “cardinale” di saggezza, fortezza e temperanza. Sulla Croce del corpo fisico materiale che affligge anche l’anima del mondo si potrebbe meditare una vita! Sarebbe la Croce dei nostri limiti terreni che divengono corazza protettiva quando li trasformiamo. Come il tessuto cicatriziale ci fa memoria sensibile delle ferite, duole ancora all’inizio, proteggendo più della pelle precedentemente non lesa. Ma qui limitiamoci a questo aspetto della Croce, equilibrante dei movimenti: alto-basso, sinistra-destra e avanti-dietro, posto nel torace col suo cuore centrale. Garantito da questo centro della Croce, il perno della bilancia micheliana del saldo pensare universale. Tre volte forte, corazzato di forze divine, capace non solo di svelare la Maia ma di reggere tutte le trasformazioni successive. La completa armatura di Dio.
Per concludere, ecco come Richard Steel commenta il disegno di oggi.
“Karl König ha raccomandato di considerare l’armatura del cavaliere dello spirito di Rembrandt come un’immagine di questo cammino e di sperimentare i sei esercizi del cammino come parti di quell’armeria.
Queste sei fasi possono potenzialmente essere viste come “forze degli dei” che vivono già ora dentro di noi con grande potenza. Nella Lettera agli Efesini (6,11) anche Paolo scrisse di questa “armatura di Dio”.
Tuttavia, il cavaliere nella figura 47 sembra quasi ridicolo: è difficile prenderlo sul serio! I suoi piedi sono rivolti verso l’esterno, come solo un bambino molto estroverso può fare. Se qualcosa di questo tipo accade mentre guardiamo l’immagine, dobbiamo fermarci per un attimo e concentrarci intensamente sulla croce al centro dell’armatura. Allora i difetti del disegno svaniscono, e non vediamo più un’armatura rovinata, ma un essere umano nelle vesti di un cavaliere armato. Potremmo anche chiederci quale esercizio sul sestuplice sentiero sia necessario per cambiare il modo in cui guardiamo qualcosa!”.


