Luce cristallina (2016 - Olio di Erin Hanson)

SETTIMANA 45 del Calendario dell’Anima

Si consolida la potenza del pensiero
legata alla nascita dello spirito,
essa splende sugli ottusi stimoli dei sensi
portandoli a piena chiarezza.
Quando la pienezza dell’anima
vuole unirsi al divenire universale,
la manifestazione sensibile
deve accogliere la luce del pensare.

Proviamo (proviamo!) a passare dalle immagini ai concetti – come tutte le volte che cerchiamo di conoscere – a sottotitolare questo dipinto che stavolta sembra più complicato dei versetti stessi. E questa complessità finirà per riguardare anche il commento di oggi.
Anzitutto c’è un monte, ma i Vangeli m’insegnano che là dove compare una montagna deve avvenire qualcosa che riguarda lo spirito e (di conseguenza) la materia. Qui esprime forse la solidità, il consolidarsi della potenza del pensiero umano che può illuminare tutte le percezioni, gli stimoli dei sensi in sé ottusi, con-fusi, illusori. È la nascita dello spirito che lo rende possibile per l’essere umano: infatti davanti al monte campeggia un uomo – o piuttosto il Cristo che nasce nell’uomo – che sfoggia tra le sopracciglia un terzo occhio, un puntino verde ben visibile. Il volto è a forma di cuore, come è evidenziata più sotto la sfera ritmica, toracica. Lì dove regna il vegetale rappresentato da un albero dalla chioma settemplice che sembra un encefalo. L’albero potrebbe essere quello sotto il quale è avvenuta l’illuminazione del Buddha – giacché la balena ritratta nel componimento 44 parlava dell’illuminazione ricevuta dall’acqua, e anche il 45 è tutto luminoso.
Ma cos’è questa Illuminazione? La percezione dello spirituale – si veda il libro Iniziazione – la vetta del percorso di purificazione del corpo astrale. Si tratta della meta dell’ottuplice sentiero – otto sono i versi di questo 45 come otto sono i petali del chakra della laringe che vanno ancora formati – che porta al disvelamento della maia, degli ottusi stimoli dei sensi. Infatti febbraio si è aperto con la Madonna Candelora e la natura si risveglia, tutta illuminata, come pure il Buddha si è risvegliato. La chioma dell’albero è sormontata da un’aura prima rosata – fior di pesco, colore dell’eterico pare, e del quinto chakra: azzurro-rosa -, e poi di un bel giallo. Gialla come la luce solare del pensare che splende e si immerge con calore nelle manifestazioni del mondo: che si unisce e ci unisce al mondo e a noi stessi.
Questo albero del Bodhi forma una stella a cinque punte insieme a quattro sue radici fittonanti – il numero cinque rimanderebbe alla quinta e futura incarnazione planetaria della Terra, al Manas, al corpo astrale trasformato appunto. Le due davanti, che sembrano radicare più in profondità rappresenterebbero nervo e sangue: la morte (la bara) e la vita (la ruota del divenire del mondo, o forse un chakra stilizzato) coi colori blu e rosso. Circa le due altre radici gialline e i due oggetti misteriosi relativi: per ora non ci arrivo. Nelle radici qui comunque verrebbe espresso il sistema metabolico dell’uomo.
Ora da Iniziazione passo alla Filosofia della libertà, il fondamento di tutta la scienza dello spirito. Per non sbagliare, da dove parto per trasformare l’interezza dell’anima? Devo partire dal pensare, sempre. Ma quello che abbiamo in dotazione è bello morto, mineralizzato come il cadavere nella sua bara, come i fossili su quel monte, e va mutato in qualcosa di più vivo, volitivo e dinamico come il sangue. ..Perché allora il pensare è e-sangue? Il sangue è blu, venoso, quando trasporta al cuore le immagini delle percezioni. E perché il cuore ne ha bisogno?, e devono affluirgli dalle vene? Per la medicina cinese lui è l’imperatore, deve essere informato di quel che avviene nelle sue più remote periferie, radici dell’albero comprese. Passando poi dai polmoni – anche loro sembrano sia chioma sia radice – il sangue risorge, ossigenato, rosso vivo, fluido e vitale, guarito. Ecco, i polmoni sarebbero legati al numero sette (come le fronde koenighiane) e rimandano anche al pensare astratto terrestre.  …Però il Cristo nel pensiero – l’Essere dello spirito, o Figlio dello spirito che nel dipinto è posto tra il monte minerale e l’albero vegetale – ci emancipa da tutta l’astrazione e comincia a portare lì, nel capo, la vita spirituale risorta.
Il pensare allora è come la luce solare che splende (aufhellt), generosa e altruistica perché è amore – amore spirituale (capitolo 8 di Fdl). Il pensare illumina tutte le cose, la sacrifica del tutto la sua luce, dona interamente la sua vita senza attendere di essere ricambiato. Il che infatti non succede: chiediamoci perché queste tenebre di solito non accolgano la luce, come testimonia anche il Prologo del Vangelo di Giovanni al versetto 5.
Il pensare viene respinto quando si manifesta come luce lunare, che è luce riflessa. Questa è ancora la preparazione al suo “sorgere” o risorgere. Infatti la luce in sé è invisibile, vediamo le cose illuminate, la cui materialità non accoglie la luce ma la riflette. Su questo torneremo alla fine. Come non vediamo la luce, però, non vediamo il pensare, e tutto questo ci rende impossibile qualsiasi conoscenza, perché il processo si arresta alla rappresentazione che appunto è un’orma, una traccia lasciata sul terreno molle che arretra come la montagna di Koenig. …Arretra davvero, e lascia il campo libero, o se ne fa improntare e basta? Meditiamoci studiando i primi cinque paragrafi del capitolo 9 di Fdl. Il pensare solare dà luogo a mere rappresentazioni perché è trattenuto dalla giungla delle percezioni, la semirealtà percettiva riflessa. E non riesce a volgersi a osservare l’altro lato della realtà, i concetti. Come farlo sgusciare fuori dalla montagna …incantata del corpo, del cervello fisico, delle percezioni così vitali e dalle rappresentazioni morte che ne risultano? Questo è il tema della prima metà della Filosofia della libertà, cui Pietro Archiati accennava anche parlando, pensate un po’, del Mistero della Trinità, lo citiamo nel corsivo che segue.

Il Figlio fa dell’essere umano una potenzialità di libertà, ma l’attualizzazione viene lasciata ad ognuno. Nel pensare ordinario noi abbiamo soltanto immagini morte, allora parto da lì. Ma se, per energia spirituale che io solo posso far fluire entro la corrente del mio pensare, mi adopero a immettere nell’attività pensante la sostanza del mio io, attraverso l’attenzione, la concentrazione, opero delle trasformazioni. Il pensare che prima era senza contenuto diventa sostanziato di realtà, comincio ad avere dentro al pensare una realtà spirituale vera, operante: il pensare che prima era passivo diventa del tutto attivo. Immetto nel pensare sostanzialità e attività spirituale: da un pensare animico passo a un pensare spirituale.

Archiati, in questa conferenza che tenne a Roma il 24 giugno 1994, poi diceva:

se vogliamo descrivere la transustanziazione in modo reale, dentro al pensare umano, consiste in questo: mentre nel pensare animico, depotenziato, senza sostanzialità spirituale e senza attività dell’io reale, io sono convinto che le cose materiali, le cose sensibili, siano la vera sostanza del cosmo, nel cammino che conduce dal pensare animico al pensare spirituale comincio a vivere col pensiero dentro le realtà spirituali, in modo tale che queste diventano più reali, causanti della cosiddetta materia.

Il pensare spirituale allora cresce nella misura in cui lo esercitiamo, attraverso attenzione, concentrazione, e pure meditazione. La luce che è spirito pensante e che sempre illumina le cose senza essere vista da noi, finalmente si rende visibile e viene a coscienza in una condizione “eccezionale”. Quella per noi è la prima nascita dello spirito, che si consolida (festigt sich) con l’esercizio. Perché la nascita dello spirito per l’umanità è avvenuta nel Giordano una volta sola, ma per il singolo uomo va preparata poco alla volta, ritmicamente.
Quindi:

si consolida la potenza del pensiero connessa com’è alla nascita dello spirito, essa splende sugli ottusi stimoli dei sensi. Quando la pienezza dell’anima vuole unirsi al divenire universale, la manifestazione sensibile deve ricevere la luce del pensare.

C’è un nesso diretto tra la primavera quasi imminente e lo spirito neonato. Il primo dei molteplici doni del farsi carne del Logos si può avere nel pensare, che viene potenziato, nel suo risplendere solare (e non solo lunare): esercitandolo con buona volontà, liberandolo. Quand’è sgusciato via dalla materialità allora può splendere. …Ma nella mia coscienza diurna io sono separato dal mondo, altro che unirmi al divenire del mondo! – non lo faccio perché altrimenti perdo quella coscienza che ho grazie alla montagna del corpo fisico materiale: un dono di natura che non mi costa sforzo. Ma l’illuminazione mi offre una coscienza ancora più sveglia della coscienza di veglia. E anche molto prima, nel cammino, già il pensare risorto mi offre un riparo nei mondi spirituali che mantiene la mia coscienza sveglia anche quando dormo o sarò morto.
Se la pienezza dell’anima – piena di Grazia, dice Enzo Nastati, cioè “della forza del pensiero illuminato, dello spirito rinato e delle percezioni sensoriali” – vuole unirsi al divenire universale, la manifestazione sensibile deve ricevere, accogliere (empfangen) la luce del pensare. La manifestazione sensibile deve essere risvegliata anch’essa! Come Rosaspina, dal bacio del Principe Azzurro, lo Sposo. Dev’essere fecondata, deve avvenire il concepimento che in tedesco è l’Empfängnis.
Qui le cose si complicano (come se finora fossero state semplici: ma questo è l’ultimo sforzo!) perché dovremo passare dalla prima alla seconda parte della Filosofia della libertà: dalla scienza alla realtà, dalla conoscenza materiale alla morale, dalla conoscenza della natura alla conoscenza dello spirito. Guidati dal Pensare – consolidato nella sua potenza – che è il vero protagonista di ogni cosa, come del 45.
Il concetto dello spirito libero, che noi potenzialmente siamo, è da crearsi, e va prima concepito, col Pensare: va prima intuito moralmente per poi essere incarnato attraverso fantasia e tecnica. Quindi …lo Sposo siamo noi, il meglio di noi che va portato sulla Terra, man mano diceva anche Archiati che dalla sua condizione potenziale la attualizziamo.
Qui sorge un problema! Perché giustamente noi, come la manifestazione sensibile, respingiamo questa unione – conoscitiva e morale – dovremmo volerci sposare col concetto di noi stessi come di tutte le cose e invece non lo facciamo. Non lo vogliamo perché è faticoso, doloroso, impegnativo, sacrificale, e ha tempi geologici. Allora rimaniamo single anche se nella realtà siamo duali, separati da noi stessi e dalla natura dalla quale noi stessi ci dividiamo, proiettando la nostra separazione, la nostra dualità interiore.
Non lo accoglieremo, lo Sposo, finché ad illuminarci ci sarà la luce lunare che genera rappresentazioni e non concepisce concetti. Dobbiamo attivarci, per unirci allo spirito di noi stessi. Concependolo brano a brano, attivamente. Ma solo il Principe, lo Sposo ci può risvegliare dal sonno invernale e “comodo” di tutte le stagioni, che è sonno della manifestazione e di noi.
La natura di noi ci fa arrivare solo alla superficie delle cose, al loro specchio materiale, ma il nostro spirito neonato le vuole illuminare di luce solare che è amorevole e feconda di vita. E poi la luce verrà accolta e non respinta, cioè riflessa, e potrà dare origine a tutti i concepimenti che vorremo.
Allora perché normalmente non accogliamo? Perché occorre lavorare sulla qualità della luce di coscienza che l’uomo, una volta raggiunta l’illuminazione, potrà emanare: allora la manifestazione sensibile la accoglierà.

 

 

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