Wilma Camatti, Living with the stars

SETTIMANA 43 del Calendario dell’Anima

Nel profondo inverno
il vero essere dello spirito si riscalda,
attraverso le forze del cuore
dà potenza d’essere alle cosmiche apparenze;
rafforzando nonostante il freddo del Cosmo
il fuoco dell’anima nell’intimo dell’uomo.

La settimana scorsa la domanda che ci ha impegnato riguardava il presagio della primavera in fiore ventura, che va anzitutto creato sia nella conoscenza sia nella morale – che è più che mai attività/creatività.

Questa volta cominciamo dall’immagine di Karl König che raffigura il vero Essere dello spirito come un uomo barbuto dalla verde chioma fiorita, già primaverile, piena di vita! Il Suo capo contiene tutti i contenuti del mondo, cioè tutti i concetti, le forme – in questo caso del regno vegetale. Egli porta sulla fronte tre rughe di espressione: una triplice figura alata (non sono le Gerarchie angeliche, le intelligenze motrici dei Cieli planetari, ad essere spesso ritratte come uccelli?). Quella centrale è più ampia. Sembrano tre colombe dello Spirito Santo. D’altronde l’unico soggetto di questi versetti è il vero Essere dello spirito.

La testa è circonfusa da un alone giallo, essenziale, che splende nell’azzurro del Cosmo, più freddo. Sembra fiammeggiare, l’azzurro (scaldato dal cuore e illuminato dal capo), ma di un fuoco freddo, spettrale: lo Spirito che con la sua luce del pensare vivente volitivo dà potenza d’essere alle cosmiche apparenze vince la Maya luciferica e arimanica. Che in sé è virtuale, cioè spettrale. Il cuore viene riscaldato da due mani sovrapposte, dalle lunghe dita.

Con tutto se stesso il vero Essere dello spirito è inserito in questa relazione tra polarità: fuori e dentro, freddo e caldo, luce e tenebra, morte e vita, essenza e parvenza. Nel suo stare “tra” il pensare e il volere, il sentire ha imparato a fare da mediatore, tra ciò che appare (Schein) e ciò che è: il cuore – come un nuovo Sole – anzi dona l’essenza a tutte le cose.

Ecco come accenna a questi misteri invernali Manfred Krüger nel suo commento.

Durante l’inverno la Terra si desta nelle sue profondità, e lo spirito dell’uomo giunge a se stesso. Durante l’estate esso è dedito alla natura. Quando il mondo esterno si raffredda, lo spirito prende l’anima e il corpo. Con questo si riscalda dal calore del cuore. Egli può mantenersi, nel proprio sé, contrapposto al freddo del mondo. Il fuoco dello spirito, che a Pentecoste si abbassa sui capi, fiammeggia in inverno quale “fuoco dell’anima nell’interiorità dell’uomo”. Il mondo della percezione non ha, come tale, assunto un Sé. È un mondo di apparenza. Il mondo dell’apparenza diventa essere solo per mezzo delle forze del cuore, che lo spirito produce nel calore dell’anima; così che io posso pensare.

Qualcosa di questa atmosfera silenziosa e raccolta del profondo inverno si trova anche in una cantica del Paradiso, nel Cielo di Saturno governato dalle intelligenze motrici dei Troni. Lì dove Dante incontra gli Spiriti contemplanti, uomini che in vita furono dediti alla meditazione e alla preghiera: Pier Damiani, Benedetto da Norcia, Macario, Romualdo.

Questi spiriti sono scintillanti splendori e numerosi come le stelle del Cielo!, descritti come uno stormo di pole – cioè di cornacchie.

…Tanti splendor, c’io pensai ch’ogni lume
che par nel ciel quindi fosse diffuso.
E come per lo natural costume
le pole insieme al cominciar del giorno
si muovono a scaldar le fredde piume… (Par.XXI, V.32.6)

In Terra questi che ora sono beati condussero una vita ascetica, penitenziale, così descritta da Pier Damiani ai vv.113-7:

Quivi
al servigio di Dio mi fe’ sì fermo,
che pur con cibi di liquor d’ulivi,
lievemente passava caldi e geli
contento ne’ pensier contemplativi.

Dante incontra Pier Damiani
Dante incontra Pier Damiani

E poi al canto successivo, ai vv. 46-51, Benedetto da Norcia descrive i confratelli del Cielo di Saturno dicendo:

Questi altri fuochi tutti contemplanti
uomini fuoro, accesi di quel caldo
che fa nascere i fiori e ’ frutti santi.
[…] che dentro ai chiostri
fermar li piedi e tennero il cor saldo.

E tutto questo rimanderebbe alla culminazione della settimana più fredda dell’anno – sono i giorni della merla, ancora degli uccelli… – nella festa della Madonna Candelora: quaranta giorni dopo la nascita del Bambino, la madre andò al tempio nella sua prima uscita fuori casa insieme a lui. Era un lavacro di purificazione espressamente stabilito dall’ebraismo, sempre attento a pratiche igieniche che allora erano riti efficaci. Era a protezione della donna, che con le doglie del parto aveva molto sofferto, e rappresenterebbe entro il corso dell’anno l’opera al nero, un periodo di purificazione necessario – un po’ come le diete disintossicanti che si fanno oggi a primavera, prima che febbraio porti le febbri influenzali.

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