In questa oscurità d’inverno
l’impulso più intenso dell’anima
è manifestare la propria forza,
condurla nelle tenebre
e presentire
la manifestazione sensibile attraverso il calore del cuore.
Come pre-sentire anzitempo – con una volitività insieme pensante, del cuore – una qualsiasi manifestazione, chessò la primavera? Come si fa? Lo domandiamo al Calendario dell’anima e alla Filosofia della libertà aspettandoci che s’illuminino a vicenda.
Dopo l’intuizione si passa anzitutto alla fantasia, o immaginativa, morale e alla tecnica morale (C.XII). …Ma qui, nella seconda parte del testo, volere/sentire/pensare sono divenuti monisticamente unitari, armonici e non così separati come ce li rappresentiamo di solito.
La forza dell’anima che ora si fa sentire, ci ispira quasi in una forma di “presagio” nel condurre l’idea a manifestazione – cioè nelle tenebre della materialità. Per farlo, quell’idea dovrà inserirsi in modo sensato nella situazione specifica in cui andrà a vivere, per cambiarla radicalmente dall’interno, proprio come fa la natura (trasformando il protoamniota nel rettile per esempio). Il modo in cui inserire il nuovo nel vecchio è la tecnica morale che va trovata da noi, ogni volta. A questo proposito i Vangeli sinottici parlano di toppe e di otri nuovi, in Mc. 2,18-22, Mt. 9,16-7 e Lc. 5,36-9.
Non è ancora un creare divino quello dello spirito libero che si sta formando, perché il creare vero e proprio è creare dal nulla – dal nulla al qualcosa – mentre qui c’è già il tutto della creazione precedente: un Cosmo già formato. Come posso portarvi un impulso nuovo? Come cominciare a cambiare le cose, nel sociale avvelenato?, nella scienza migliorabile, o anche “solo” in me che tanto bene non sto? Beh intuendo e immaginando il nuovo, e poi conoscendo le leggi che vigono nei vari campi dove andrò a lavorare.
Ma facciamo un passo indietro circa la, cosiddetta, creazione dal nulla. Nella conferenza finale del ciclo sull’Antropologia scientifico-spirituale Steiner dice che essa riguarda ogni uomo e per spiegarla fa l’esempio di un’automobile: questi sarebbero i nostri corpi, ricevuti in dono dalle Gerarchie lungo le incarnazioni planetarie. Ebbene “creare dal nulla” significherebbe (la faccio breve) sostituire le componenti di quel veicolo, dalla ruota fino all’ultimo bullone, un pezzo alla volta – così che alla fine avremo un’auto fiammante tutta creata da noi. Ma appunto non si tratta di trasformarsi nel mostro del dottor Frankenstein, e saldare, imbullonare o trapiantare degli organi (o cucire segmenti di genoma) qua e là, ma di sapere come inserire abilmente e rispettosamente la singola parte nel tutto preesistente. Per fargliela accettare!, non a caso in tutti i campi esiste il fenomeno del “rigetto”. La ruota mia nuova oltretutto dovrà essere adatta alla citycar che ho già in dotazione e devo conoscere i miei mezzi: non ho una station wagon.
La manifestazione sensibile per quel che riguarda me è la trasformazione progressiva dell’utilitaria ricevuta in dote, senz’altro già sfasciata, e per tutti gli uomini (che vogliano “creare”) è anche la natura già creata coi suoi ritmi benedetti e i suoi regni ordinati. È evidente che non posso portare nulla di nuovo nel mondo se non ho cominciato a rinnovare me stesso – conoscendomi e accettandomi per trasformare i miei limiti -, a manifestare un me stesso nuovo.
Il 42° componimento usa due volte la parola Offenbarung (traducibile come manifestazione, o rivelazione), la seconda volta riguarda la manifestazione sensibile, che ora si può presentire perché non è ancora venuta primavera, e men che meno San Giovanni: tutto è ancora immanifesto. Il pensare libero volitivo conosce in anticipo profeticamente – sa prevedere il tempo nella meteorologia sulla base di leggi complesse. Anche la volontà pensante e cosciente che edifica un pezzetto alla volta la futura colonna dell’amore è presaga – la fantasia e la tecnica morale percepiscono in anticipo, sondano il terreno, tastano il polso, si prefigurano: tutto questo è contenuto nel verbo vorfühlen. Il presagio che configura liberamente una nuova natura, a partire da moralità, è frutto di volere, sentire e pensare trasformati. Così si conoscono le condizioni di esistenza del creato (“Conoscere la natura significa creare la natura” come diceva Schelling al C.III) e quella tecnica si può apprendere, nei vari rami delle scienze e delle arti, conoscendo le leggi che vigono già nella creazione del Padre. E quindi sia possibile inserirvi la nuova idea, con leggi nuove!, che non vede l’ora di nascere in quelle vesti. Allora si tratta di fornirle i vestiti (come nel mito di Er di Platone).
Il Cosmo della Saggezza si manifesta a noi come tenebra, buio, oscurità invernale affinché cominciamo a portarvi noi la luce – restituendo alla materialità il gran favore che le dobbiamo, della prima forma di autocoscienza che ci fa dire, presagendolo, io sono. Quella dovuta al corpo opaco, materiale, che la luce non la accoglie ma la riflette.
Manifestare la propria forza, dirigerla, ecc. attraverso il calore del cuore significa amare, è un fare artistico, è restituire l’amore che la creazione e i Creatori hanno avuto e avranno per noi. È l’amore per l’idea, da lei corrisposto: è l’amore per l’azione quello che crea. Come nel caso di tutti i “bambini” del mondo.
… Anche la lampadina nel 1879 (che forse michelianamente s’accende allora) è stata un bambino per papà Edison e fu bambino prematuro per Swan che la presagì, anzitempo ma imperfettamente.
Agire veramente morale è quello dei genitori, degli insegnanti e dei terapeuti che “conducono” nella materialità “tenebrosa” il bambino, che deve abbandonare del tutto il nesso con lo spirito per poi ritrovarlo per libera forza sua, autonoma, nella seconda metà della vita. Lo prendono saldamente per mano e lo conducono in virtù di fantasia e di tecnica morale, appunto, di una didattica personalizzata che sa presagire l’individualità che in potenza è e auspicabilmente ma liberamente sarà. Al di là di quel che manifesta nella sua apparenza di bambino, nella sua realtà attuale che comunque va conosciuta – portando luce nelle tenebre – per favorirne la trasformazione possibile che viene pre-sentita, avvertita, tastata, intuita e immaginata prima che si manifesti (affinché si manifesti): che viene vorfühlt.
Ps: Resta da scoprire, o lettore attento!, perché Steiner abbia raddoppiato questo presentimento: in tedesco, nello stesso verso c’è un verbo, appunto vorfühlen, e un gerundio, ahnend, che si possono considerare sinonimi. Perché? Fateci sapere cosa ne pensate, grazie.
Quindi:
in questa fase dell’inverno regna ancora ovunque oscurità, malgrado il Sole stia salendo. Ma nell’anima si sente il più forte impulso a rendere manifesta la sua forza spirituale, a condurla nelle tenebre di ciò che già c’è, di presentire attraverso il calore solare del cuore la manifestazione sensibile.
Infine sentite come Manfred Krüeger nel suo commento parla del presagio come di una condizione eccezionale che fa da ponte tra immaginazione – lui la chiama “fantasia esatta” – e ispirazione.
«Il mondo si è ritirato su se stesso.
Prevale l’oscurità. Quello che io voglio guardare, lo devo prima io stesso creare.
Conoscenza spirituale è ispirazione in primavera ed estate, immaginazione in autunno e in inverno.
Immaginazione è “manifestazione della propria forza”, non fantasia ma “esatta fantasia”, la quale non può fare a meno di forti strutture di pensiero.
Essa non mi sopravanza: la porto avanti pensando e ne posso disporre “nelle tenebre”. L’utilizzazione di quello che il mio intimo manifesta, stimola il presagio quale stadio che precede: nel calore del cuore il presentimento della manifestazione dei sensi».

