Bonomo Faita

SETTIMANA 40 del Calendario dell’Anima

Gentili amici,
oggi è l’Epifania, dopo la Notte forse più “Santa” dell’intero anno. Ci aspetteremmo di ritrovarla nel Calendario dell’anima questa eccezionalità e puntualmente la si trova, a partire dalla struttura dei versi retta da un unico importantissimo verbo, che sarebbe quasi impronunciabile: Io sono. E questo coincide con una sensazione di completezza, di pienezza rispetto a una precedente “vacuità”. Possiamo leggere i sempre magistrali commenti di Gregorat, Krueger, Merry, Nastati e Iannarelli in merito, grazie al lavoro di Enea Arosio e all’apposita pagina dedicata al Calendario dell’anima sul sito di Liberaconoscenza: li ringraziamo tutti!, e proviamo a svolgere alcuni pensieri ulteriori in relazione con le conferenze di Steiner sul Quinto Vangelo.

Intanto che il Sole torna a salire sull’orizzonte, il componimento 40 dice:

E io sono nelle profondità dello spirito,

nei fondamenti dell’anima mia

a partire da mondi d’amore del cuore

la vuota illusione del particolare

della forza focosa della Parola universale mi si colma.

L’Epifania che conclude le tredici Notti Sante – la religione ortodossa lo sa ancora e la scienza dello spirito lo ricorda – non rappresenta “solo” l’arrivo dei Magi coi loro doni (Mt.2, 1-12), ma soprattutto la discesa del Cristo in Gesù al Battesimo nel Giordano testimoniata nei Sinottici, e nel Vangelo di Giovanni direttamente dal Battista. Abbiamo quindi all’inizio delle Notti Sante il bambino descritto da Luca e alla fine quello di cui parla Matteo: ogni anno il corso del tempo qui ci fa sperimentare il passaggio da Gesù a Cristo.
Invece come è presentato questo momento nelle conferenze di Steiner sul Quinto Vangelo?
Nel ciclo tenutosi in varie località nel 1913 e 1914, vengono narrate le vicende che culminano con il Battesimo appunto. E che hanno una sensata prosecuzione nel racconto delle Tentazioni. Sono diciott’anni di vita di Gesù di Nazareth, dai 12 ai 30, ritmati da tre esperienze un po’ diverse tra loro in cui il protagonista scopre dolorosamente come il mondo stia andando …in rovina.

Immaginiamoci un uomo di oggi che andasse chessò a lavorare prima nell’azienda di famiglia in fallimento, all’estero in un lazzaretto ugualmente senza prospettive, per poi finire la sua vita in un ashram di fanatici, oltretutto grandi egoisti.

Questi sono stati i tre “seienni” vissuti in seno ad ebraismo, paganesimo ed essenismo da Gesù di Nazareth. Esperienze impegnative che finirono per svuotarlo, letteralmente, perché lo aveva colmato tutto il dolore del mondo. Non per sé ma per il mondo!

Questo spiegherebbe il commento al Calendario dell’anima di Eleanor Merry che dice:

In ogni vita umana ci sono momenti in cui la personalità appare come una conchiglia vuota se il “centro” dell’uomo si è oscurato. Ma il vuoto più completo e assoluto può magicamente riempirsi di forza; perché trovare il vero vuoto, la vera separazione, significa toccare il mondo dello spirito dove c’è “pienezza”.

Gesù non era un “iniziato” in quella vita di trent’anni, anche se era un uomo speciale, sì, ricco dei doni che i Magi avevano posto ai suoi piedi già da bambino. Tutti gli riconoscevano quella calda luce del cuore, la capacità che aveva di consolarli anche a distanza: bastava pensare a lui, ricordarlo, che subito “compariva” a rinfrancarli. Non aveva avuto una vita facile in famiglia, gli era morto il padre e con la madre adottiva non c’era feeling. Poco alla volta le cose migliorarono tra i due, ci fu un avvicinamento. Ebbene, subito prima del Battesimo avvenne una conversazione molto particolare con la madre adottiva, in cui lui riversò tutta la sua disperazione di quei diciott’anni di vita. Provava Weltschmerz, come dicono i tedeschi, cioè il dolore altruistico nei confronti del mondo, perché si era reso conto per via di quelle esperienze lavorative, o meglio, esoteriche, che l’umanità tutta sarebbe andata in malora se non fosse arrivato al più presto un Aiutatore! Era lì lì per perdersi del tutto la connessione con i mondi spirituali perché non c’erano più orecchi per udire, per intendere la Voce spirituale che a lungo aveva parlato ai Profeti, agli antenati. Le stelle non parlavano più agli uomini e questi erano ben lungi dal saper attaccare discorso per primi: c’era troppo silenzio.

Gli antichi e santissimi riti pagani non solo non trovavano più sacerdoti per officiarli ma veicolavano demoni e orribili malattie sui fedeli, dagli altari: altro che costruire ponti!, l’umanità era sempre più sola e malata in quella tenebra.

Ed esistevano tecniche ascetiche orientali “di guarigione essena” difficilissime che ancora funzionavano, una specie di santità la raggiungevano, pare, gli iniziati esseni, ma a che prezzo? Che il male si riversava su tutti gli altri: lì invece c’era troppa luce!
Non sembrava esserci rimedio alcuno, da sola l’umanità era perduta.

Non era una conclusione pessimistica ma la valutazione tecnica di uno Zarathustra, di uno cioè che di esistenza in esistenza aveva continuato a costruirli, i ponti col divino, e sapeva bene come si facevano.

E Gesù-Zarathustra raccontò tutto questo a sua madre che tentava di consolarlo amorevolmente – a partire da mondi d’amore del cuore. Perché più preziosa, consolatoria e rivitalizzante della luce è la conversazione tra esseri umani, colma della Parola. Però così doveva avvenire, che la Parola lo colmasse anche in tutt’altro modo e Gesù …disse per primo la frase “non io ma…” (l’ebreo, il pagano, l’esseno in me) rendendo l’anima a Dio. Anzi rese lo spirito, dopo quel dialogo con la madre.

L’io di Zarathustra abbandonò quei tre corpi che per diciott’anni aveva colmato di tutta l’aurea saggezza dell’umanità di cui era depositario. Corpo fisico, eterico e astrale – la migliore triplice corporeità che esistesse sulla Terra – come sentendo il richiamo del Giordano vi si avviarono, così da poter ricevere l’Io del Cristo. Che lungo tre Pasque continuò poi a perfezionarli uno alla volta.

Aveva ragione Zarathustra – il Renzo Piano di allora -, l’umanità attendeva un nuovo ponte vivente, non poteva che essere un Dio amorevole a tendere la mano all’uomo e a permettergli di risollevarsi dalla Felix culpa luciferica.

Umano e divino si incontrarono lungo quel ponte sacrificale, grazie al serpente verde che si immolò, quello della Fiaba di Goethe.

Non era questione di tecniche ascetiche, di vecchie ricette su prescrizione divina, bisognava migliorare l’umano da dentro. Occorreva farlo in un singolo uomo, il migliore, perché fosse poi possibile all’umanità intera che come lui lo volesse.

Nel momento del Battesimo il Calendario dell’anima si fa allora essenziale e solenne: parla dalle profondità dello spirito, dai fondamenti dell’anima, quelli reali e non illusori o egoici.

Descrive l’incontro col grande Guardiano della soglia, l’Io solare Aiutatore amorevole, il Cristo, quell’Essere che giustamente non viene a coscienza se non lo si è costituito in proprio lungo una serie di rinnovate vite terrene “liberatorie”.

Così scrive Iniziazione nel suo capitolo finale: l’incontro con una sublime figura di luce la cui bellezza è difficile da descrivere nelle parole del nostro linguaggio.

Esperienza paradisiaca, alla soglia del Cielo del Sole: ecco l’Epifania, l’apparizione del grande Guardiano. E cosa dice, all’anima, il Cristo che appare?

Ti sei liberata del mondo dei sensi […] fino ad ora hai liberato soltanto te stessa: ora da libera puoi lavorare alla liberazione di tutti i tuoi compagni nel mondo sensibile. Fino ad oggi i tuoi sforzi sono soltanto stati individuali; ora devi inserirti nel tutto, in modo da portare nel mondo soprasensibile non soltanto te stessa, ma anche tutto ciò che esiste in quello sensibile. Potrai una volta unirti alla mia figura, ma io non posso essere felice finché vi sono ancora degli infelici! …Siete tutti legati tra voi… Ti proibirò quindi l’entrata nelle regioni superiori finché non avrai impiegato tutte le forze da te acquisite per la liberazione dei tuoi simili. Dal secondo Guardiano della soglia emana uno splendore indescrivibile; l’unione con lui si presenta all’anima veggente come una meta lontana.

Quell’unione si avvererà certamente se l’iniziato avrà adoperato tutte le forze che gli sono affluite da questo mondo per la liberazione e la redenzione del mondo stesso. Redimendo anche l’esseno in lui potrà contribuire alla liberazione del genere umano.

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