Monet, Pioppi d'autunno, 1891

SETTIMANA 29 del Calendario dell’Anima

Accendersi ai lumi del pensare
con forza nell’intimo,
dando senso pieno a quanto si vive
dalla sorgente di forza dello spirito del cosmo,
ora è per me eredità dell’estate,
è quiete autunnale e anche speranza dell’inverno.

Sciogliere gli enigmi della vita, che si mostrano a noi come percezioni e suscitano mille domande, si può riversandovi i lumi del pensare, pieni di forza.
La sorgente di forza dello spirito del cosmo, del Logos, è una sola, ma l’uomo – non essendo organizzato unitariamente – dentro di sé ne trova due, di fonti: quella del percepire e quella del pensare. Sta a lui fare il ponte tra le due, unirle per conoscere e poi agire coscientemente, moralmente.
Nell’estate, attorno a San Giovanni, si è ricevuta la luce del Cosmo – proprio come i pensieri noi li riceviamo in dono, li ereditiamo dal Cielo. Allora non c’erano le condizioni di concentrazione per accenderla a se stessi con forza e irraggiarla. Ora sì, e nel presente dell’autunno si può sperimentare la calma interiore – necessaria per pensare e che accompagna anche le risoluzioni – la quiete del sentimento, che è come l’istante che si vive nel cuore pieno, in ascolto, prima di un nuovo battito.
Su questo si fonda la Speranza invernale, del Natale che verrà. La Speranza è un fatto di volontà e di futuro. Eleanor Merry ne parla in questi termini:

Ancora una volta si presenta il mistero di ciò che la Speranza significa per l’anima umana. Non è attesa, perché l’attesa ha un orientamento ben definito verso ciò che è già stato concepito nel grembo del tempo; la Speranza, invece, sorge nella sua vera natura quando la luce di un pensiero solare è in grado di afferrare con chiarezza che il futuro è voluto dallo spirito cosmico vivente. Ed è proprio perché in noi si operi questa chiara coscienza interiore che l’estate ha chiamato il nostro pensiero alle altezze. Ora esso è condotto al riposo brillando nella nostra interiorità come conseguenza di una ispirazione.
Con forza interiore dobbiamo chiarire a noi stessi quale sia la nostra mèta e allora, dalla chiarezza e dalla pace sorgerà la vera speranza che sarà maturata nell’oscurità invernale.
La realizzazione della nostra esperienza estiva dovrebbe essere altrettanto definita quanto quella che compiono i semi delle piante, i quali, giacendo nella calda oscurità – futuri germogli di certe forme di vita – aspettano che l’esperienza del gelo dia loro ciò di cui abbisognano per la loro rinascita.

 

Sich selbst des Denkens Leuchten
Im Innern kraftvoll zu entfachen,
Erlebtes sinnvoll deutend
Aus Weltengeistes Kräftequell,
Ist mir nun Sommererbe,
Ist Herbstesruhe und auch Winterhoffnung.

Domina nel disegno il color marrone autunnale delle rocce e della terra, che emanano una luce gialla, tingendone in alto l’azzurro cielo sereno. Una sorgente unitaria azzurra – la fonte di forza dello spirito cosmico – s’incunea scorrendo verso il basso tra due pareti rocciose quasi simmetriche. Può assomigliare a un ghiacciaio alimentato dalla neve accumulata che fonde, si scioglie dando luogo al torrente glaciale.
Due gemme, due grossi cristalli, uno rosso rosato e uno azzurro stanno nascosti nelle due rocce, ma ce li mostra lo sguardo penetrante dell’artista.
A sinistra è celata una doppia piramide a base probabilmente esagonale – l’esagono è anche la forma del cristallo di neve, e delle cellette delle api -, quindi con dodici facce triangolari. In natura possono avere forme similari il quarzo rosa, o anche lo zaffiro rosa.
A destra tra le due piramidi si è inserito un prisma allungato a base ugualmente esagonale, riproducendo la forma di un cristallo di rocca azzurrato, quello che nella sua versione trasparente e incolore costituisce le sfere di cristallo: un ponte tra il mondo terreno e il mondo spirituale. I Navajo pare sostenessero che il Sole irradiava i propri raggi in tutto il mondo grazie al cristallo di rocca; il silicio di cui è composto anche secondo la scienza dello spirito porta la luce cosmica nella Terra, e nel capo umano, nel suo sistema nervoso/sensoriale, porta la chiarezza.
È pure significativo che il racconto di Adalbert Stifter sul Natale, proposto nelle scuole Waldorf in periodo di Avvento, s’intitoli Cristallo di rocca: i due bambini protagonisti passano indenni attraverso il gelo del ghiacciaio perchè l’anima umana, nel suo candore, sa accendere luce interiore che lo riscalda proprio quando fuori è tutto buio, freddo e morto1.
L’arte di König sembra mostrare la trasformazione della bipiramide di sinistra nel solido che sta a destra, che ha in più quel prisma centrale allungato – vi si è inserito grazie all’Evento centrale avvenuto sulla Terra alla svolta dei tempi.
Mentre la doppia piramide rosa “del passato” è in una posizione più bassa, vicina alla Terra come tracciando un moto incarnatorio, il cristallo azzurro di destra che guida il futuro sta più in alto, accennando a un movimento di risalita.
Una Sacra Famiglia accoglie le acque della fonte che alimentano un corso d’acqua orizzontale, incrociandolo. Maria dalla lunga chioma e Giuseppe, dal lungo mantello squadrato, portano armonia cromatica grazie ai colori delle loro vesti, che rispecchiano quelli delle gemme che stanno loro di fronte. L’azzurro blu accogliente per lei e il rosa-rosso più volitivo per lui.
Centrale è il Bambino che è anche in ognuno di noi, dai capelli biondi come il Sole che irraggia nel pensare, è Lui che dalla sorgente di forza dello spirito del cosmo accende se stesso ai lumi del pensare con forza nell’intimo, dando senso pieno a tutto quanto vive, sperimenta.
È visto di spalle – sta osservando la fonte -, ed esulta accogliendo quell’acqua viva, questo gesto delle braccia evoca quel ponte tra la Terra e il Cielo e tra tutte le dualità terrene che è l’arcobaleno.
Dopo essere comparsa come àncora sul globo nel disegno precedente, la speranza dell’inverno qui è anche nel disegno solare dell’arcobaleno che si affaccia alla fine di tutti i diluvi dell’esistenza. Questo arcobaleno sembra proiettare il verde speranza della camicia del Bambino anche sul semiarco smeraldino immerso nel corso d’acqua che scorre orizzontale.
Ogni arcobaleno in realtà sarebbe un cerchio – come un Sole che è entrato nella Terra per costruire quel ponte – anche se quando lo osserviamo dalla superficie terrestre ne vediamo solo l’arco superiore.
L’arte bizantina e medievale ritraevano il Cristo pantocratore, e anche l’Agnello, seduto in trono al centro di un arcobaleno circolare: nelle Scritture ne parlarono Ezechiele 1,26-8 e in particolare l’Apocalisse di Giovanni 4,2-3, cui pure si riallaccia l’aspetto roccioso e cristallino di questo disegno2.

 

1 https://media.liberaconoscenza.net/ebook/rinascita_natale/index.html

2 Subito fui rapito dallo Spirito. Ed ecco, un trono era posto nel cielo e sul trono c’era uno seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto alla pietra di diaspro e di sardonico; e intorno al trono c’era un arcobaleno che, a vederlo, era simile allo smeraldo.

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