SETTIMANA 25 del Calendario dell’Anima

Ora posso appartenere a me stesso
e raggiando spandere luce interiore
nell’oscurità dello spazio e del tempo.
L’essere della natura volge al sonno,
le profondità dell’anima devono vegliare
e vegliando portare ardore solare
nei freddi flutti dell’inverno.

Quando posso davvero appartenermi? Ma quando riuscirò mai a pronunciare veracemente queste parole?, quando sarò in grado di incarnarle?
Servono autocoscienza e volontà resa libera e quindi amorevole, servono la luce e il calore di cui parlano questi versetti.
Posso pronunciarle, quando sono in un equilibrio …equinoziale, grazie all’interazione con lo Spirito del Cosmo, trovando nel sentimento il vero me stesso (Cda n.24). E allora stiamo ben centrati sulle nostre gambe a illuminare con raggi di pensiero ciò che sta spazialmente attorno a noi, e poi il tempo quotidiano, anche il passato e il futuro. Sempre meno luce arriverà da fuori, ma abbiamo acquisito un centro solare interiore individuale: mentre la natura vorrebbe addormentarci, è allora che sappiamo vegliare, aggiungendo alla luce dell’autocoscienza l’ardore solare della volontà individuale, che sola può riscaldare il veniente freddo invernale.
La natura esteriore urge al sonno data l’entrata nell’autunno; a ciò corrisponde il suo ridestarsi interiore. La manifestazione della natura declina, l’Io umano invece sorge e può essere presente nell’anima che veglia: nell’anima cosciente di sé. Questo passo evoca quindi il passaggio dell’anima cosciente al Sé Spirituale, corrispondente al penetrare nella sfera del Sole attraverso le relative prove ed esperienze.
In tutto questo troviamo l’aspetto micheliano del versetto; Michele è infatti il Guardiano di tutte le autentiche vie iniziatiche solari“. (Enzo Nastati).

 

Ich darf nun mir gehören
Und leuchtend breiten Innenlicht
In Raumes – und in Zeitenfinsternis.
Zum Schlafe drängt natürlich Wesen
Der Seele Tiefen sollen wachen
Und wachend tragen Sonnengluten
In kalte Winterfluten.

Il mese di settembre festeggia tappe estremamente importanti per la vita dell’anima: nel segno della Vergine, sono le settimane culminanti della quaresima di Michele cominciate con la festa dell’Assunta il 15 agosto. L’8 settembre ricorre la natività di Maria, il 14 l’esaltazione della Croce, l’indomani ancora Maria, l’Addolorata (già Madonna dei sette dolori), il 17 San Francesco ricevette le stimmate alla Verna (appunto durante la quaresima micheliana), il 23 c’è l’equinozio che apre all’autunno passando da Vergine a Bilancia, e il 29 San Michele.
Tutto questo ci parla del cammino di purificazione dell’anima, di come dalla Croce – dalle morte passioni: il legno è nero, carbonizzato – possano fiorire le sette rose, rosse come il sangue che prima trasportava le passioni, che ora “come il succo rosso della rosa, può diventare il veicolo di pure esperienze interiori1“.
Sulla meditazione della Rosacroce la migliore introduzione si trova in quattro paginette del capitolo 5 dell’O.O.13, La scienza occulta, alle quali allora vi rimandiamo.
Ma come fanno, queste rose, a fiorire in noi?, non solo a settembre, ma ogni giorno dell’anno?
Nelle bellissime pagine finali del libro Teosofia troviamo il nesso tra il dolore, la gioia, e la nascita di organi di senso superiori. Dai sette dolori (ma potrebbero anche essere gioie!) della Madonna Addolorata, per certi versi, sbocciano altrettante rose.
Non essendo un flagellante medievale, Steiner in Teosofia non parla tanto del dolore ma delle gioie e del piacere, come di maestri in grado di rivelarci la natura delle cose2:

Quando l’uomo non contrappone più a ogni gioia o dolore, a ogni simpatia o antipatia, una sua risposta o una sua azione egoistica, diviene anche indipendente dalle mutevoli impressioni del mondo esteriore. […] Accogliendo con imperturbabilità gioia e dolore l’uomo cessa di smarrirvisi e in compenso comincia a comprenderli, arriva per loro tramite alla comprensione di ciò che gli procura piacere. L’essenziale non è che una cosa mi dia piacere: devo sperimentare piacere e per suo tramite la natura della cosa. In essa risiede una proprietà capace di suscitare il piacere, e imparo a conoscere quella proprietà. Mediante tale esperienza arricchisco la mia vita interiore.
Egli non si rende in tal modo insensibile al piacere al dispiacere, ma si solleva al di sopra di essi perché gli rivelino la natura delle cose. […] Sentirà all’unisono con ognuno degli esseri e così riceverà la rivelazione della loro interiorità. Chi investiga non si limiti mai a dire: Come soffro!, oppure: come gioisco! Dirà invece: così parla il dolore, così parla la gioia! […] Nell’uomo si sviluppa così un modo del tutto nuovo di porsi di fronte alle cose. Ora fa sì che piacere e dispiacere siano inoltre per lui degli organi, attraverso i quali le cose gli dicono quel che esse sono, secondo la loro natura. Da semplici sentimenti che erano, piacere e dispiacere diventano in lui organi di senso, con cui percepisce il mondo esterno. […] Se l’uomo coltiva in tal modo piacere e dispiacere essi edificano nella sua anima gli organi adatti a percepire il mondo animico. L’occhio serve al corpo solo in quanto trasmette impressioni sensorie; piacere e dispiacere si trasformano in occhi animici se cesseranno di essere fini a se stessi, e cominceranno a rivelare all’anima l’anima altrui“.

Ora posso appartenere a me stesso e raggiando spandere luce interiore nell’oscurità dello spazio e del tempo. L’essere della natura volge al sonno, le profondità dell’anima devono vegliare e vegliando portare ardore solare nei freddi flutti dell’inverno.

König allora pone in Cielo l’immaginazione della Croce circondata dalle rose, dalle quali emana una luce gialla. E quindi lo sfondo è reso azzurro dalla luce che schiarisce le tenebre blu scuro – la Croce circonfusa dalle rose raggiante spande luce interiore nell’oscurità dello spazio e del tempo – i due assi cartesiani della Croce, i limiti entro i quali vive l’uomo incarnato.
La meditazione della Rosacroce porta alla purificazione del corpo astrale, niente di meno che la missione dell’uomo su questa Terra: trasformare grazie alle forze dell’Io la natura interiore dell’anima, portare luce nella tenebra, calore nel gelo, vita nella morte.
E in Terra, nel disegno, c’è il marrone bruciato delle foglie dell’albero a sinistra, la sua chioma sembra un muso animale di profilo, allungato come un becco di uccello, che restituisce lo sguardo all’uomo sulla destra che “guarda attorno a sé“, con coraggio, e conosce la natura3. Egli regge una spada micheliana rivolta verso il basso.
Anche lui è di profilo, barbuto, e più che aureolato: l’intera figura splende di luce solare gialla.

 

Giotto, Predica agli uccelli

Questi potrebbe essere San Francesco – lo spirito sapiente, del Cielo del Sole, di cui il domenicano San Tommaso narra la vita nel canto undicesimo del Paradiso di Dante4.
…Però l’abito che indossa non è il classico saio marrone dei francescani lungo fino ai piedi, perché è visibile una tunica azzurra sottostante. Un po’ come nei domenicani c’è una cappa nera sulla tunica bianca.

 

Beato Angelico, Incontro tra San Francesco e San Domenico

Nella veste di questa figura c’è quindi anche “qualcosa” di San Domenico!, perché nei versi del Cda 25 c’è sia la componente di luce di pensiero di Domenico (la luce interiore che illumina le tenebre di spazio e tempo), sia la componente di calore del cuore, di amore di Francesco (portare ardore solare nei freddi flutti dell’inverno). Due aspetti che anche Dante conosceva benissimo, infatti Tommaso d’Aquino lo esplicita, parlando dei due principali spiriti sapienti del Cielo del Sole:

L’un fu tutto serafico in ardore;
l’altro per sapienza in terra fue
di cherubica luce uno splendore (vv.37-9, canto XI, Paradiso)

Tommaso parlerà solo di Francesco, poiché – come spiega a Dante – le loro opere ebbero un unico fine e quindi, lodando qualunque di essi, si lodano entrambi.
Anche König ritrae San Francesco ponendo al centro del disegno, in basso, il Fratello Animale che sta accucciato, a restituirgli lo sguardo. …Poteva essere il drago di San Michele, e invece questa immagine dell’animalità è il lupo di Gubbio, quello che prima dell’intervento di San Francesco, che l’ha reso mansueto, si mangiava la gente!
Ma Francesco affronta con coraggio il lupo, lo redime, i due si parlano – il Fratello Animale (ma anche la chioma dell’albero) “gli rivela la sua anima” – il Santo “riceve la rivelazione della sua interiorita5” perchè ha superato in sé la lupità.
La volta scorsa, il componimento 24 metteva in relazione l’evoluzione dell’anima dell’uomo e quella dello Spirito del Cosmo, che si manifesta a noi nella natura esteriore e interiore, e diceva Eleanor Merry che lo Spirito del mondo trova se stesso rinnovato attraverso ciò che impara dalla sua propria immagine terrestre.
In questo disegno 25 König mostra qualcosa di simile attraverso il reciproco sguardo tra uomo e natura, che si riconoscono.
Troviamo lo stesso pensiero nei primi dei versetti meditativi sul simbolo della Rosacroce, che Steiner diede a Giovanni Colazza per il gruppo Novalis di Roma:

 

Nel segno della Croce
circondata di Rose
vediamo, sentendolo,
il risveglio dello Spirito del Mondo
dalle profondità dell’Anima.

1Può invadermi un sentimento di beatitudine, quando mi rappresento la purezza e la mancanza di passioni della pianta crescente; posso creare in me il sentimento che determinate perfezioni superiori debbano essere acquistate al prezzo di brame e passioni. Questa idea può trasformare la beatitudine che prima sentivo in un sentimento più serio, può destarsi allora in me un senso di felicità liberatrice, se mi abbandono all’idea del sangue rosso che, come il succo rosso della rosa, può diventare il veicolo delle pure esperienze interiori”. Scienza occulta, cap.5

2 Nel capitolo Il sentiero della conoscenza

3 Si veda il commento al Cda 24

4Ma poi nel dodicesimo canto ci sarà San Bonaventura, francescano, a parlare di San Domenico

5 Teosofia, si veda la citazione precedente

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