SETTIMANA 2 del Calendario dell’Anima

Nel mondo sensibile esteriore

la potenza del pensiero perde il proprio essere,

i mondi spirituali ritrovano

il germoglio umano,

che in essi ha il suo seme,

ma il frutto dell’anima propria

sa trovarlo in sé.

Qui c’è un perdere, un ritrovare e un trovare, in questi versetti esplorativi, molto aperti a potenzialità future.

L’ottundimento del pensiero già presente nel n.1 prosegue col crescere della luce e del calore esteriori (ma nell’ottica di perdere se stessi per ritrovarsi, come dirà la 14a settimana, verso metà luglio). I pensieri sono migrati lontano, han spiccato il volo, via da noi (si smarriscono, come dicono alcune traduzioni), ma anche la qualità volitiva del pensare che fa nessi, il “nostro” ponte perderà davvero di potenza?

Come possiamo immaginare questi pensieri alati e così ampi: sempre più astratti e impotenti o capaci di unirci al cosmo proprio nella loro impotenza? Tutt’e due! Richard Steel nel suo commento opta per la prima ipotesi: “la forza del pensiero si rassegna alla sua vita separata”. E Gregorat scrive: “nell’entrare ottusamente in rapporto con lo spirito universale, il pensare perde consistenza e identità nell’unirsi con i processi sensibili che tendono verso fuori. L’azione dissolvente centrifuga dell’etere di luce agisce su questo pensare e lo rende sempre più simile a sé. Nel far questo, esso perde consistenza e chiarezza, sebbene divenga più ampio e universale, e per questo motivo il pensare diviene troppo ampio per poter essere contenuto nella coscienza, afferrato e regolato da essa“. Con la bella stagione cominciamo ad “andare fuori”, usciamo di casa perdendo un po’ il noi stessi abituale.

Ma è in questa condizione cosmica che i mondi spirituali ritrovano il rampollo umano che in essi ha il suo seme. Non a caso qui troviamo parole che rimandano alla vita vegetale, come germoglio, seme, frutto: l’etere di luce così attivo è proprio quello che fa crescere le piante. Gli infiniti germogli, che scorgiamo ovunque verdeggianti facendo le prime passeggiate, sono tratti verso l’alto dalla forza di risucchio dell’etere di luce.

C’è allora un duplice ritrovamento. I mondi spirituali ci riconoscono, ci ritrovano!, sanno che veniamo da loro. Perché in ogni uomo c’è, riposta, una potenzialità o germe (Keim) di divinità, come in ogni seme di rosa c’è, riposta, la possibilità di divenire rosa. Cioè di trovare – secondo ritrovamento – noi stessi, arrivando a fiorire e soprattutto a fruttare.

Ma in mezzo ci stanno gli abissi della libertà umana, in questo percorso di divenire se stessi dandosi la propria forma, il concetto di noi che non è fin dal principio già dato, connesso alla percezione di noi stessi e ci lascia ampio margine di autonomia. È una libertà che all’inizio è libertà di omettere quella evoluzione, possibile, verso la libertà. È il percorso del Figliol prodigo che dal Padre viene e al Padre ritorna, per una via diversa, e più impegnativa, rispetto al viaggio di andata.

 

Nel mondo sensibile esteriore il pensiero perde la propria potenza, i mondi spirituali ritrovano il germoglio umano, che in essi ha il suo germe, ma il frutto dell’anima propria può trovarlo in sé.

 

 

Il mondo sensibile esteriore ha un’atmosfera rosata, l’anima invece è blu, tonda e alata, sormontata da una figura verde divisa (o piuttosto unita) da una Croce circondata da luce gialla che sta al centro. La stessa luce emana dal frutto della mela verderossa che si trova come frutto monistico dell’anima, in basso, posta al centro rispetto a due lunette blu solo accennate. Gialle sono anche due colombe, ai due lati, in alto nel disegno. La stella a cinque punte ritorna, non più entro la collina del Golgota come nel complementare 51, ma a coronamento blu della figura centrale. E anche la mela ha nel suo cuore – lo si scopre tagliandola orizzontalmente – una stella a cinque punte.

Il disegno ha una quasi perfetta simmetria tra lato destro e sinistro e fa pensare alle due metà dell’evoluzione della Terra e dell’uomo, una discendente e una ascendente, a incarnazione e disincarnazione, alle due metà della vita e del corso dell’anno. La stella è anche il cuore delle due figure alate gialle, che volano una in giù e l’altra in su, e i colori delle due stelle sono gli stessi delle due parti della mela: verde e rosso, morte e vita.

Simbolo complesso, ricorda un globo crucigero alato, o un sole alato come quello egizio, per sintetizzare immaginativamente il percorso evolutivo umano in una coloritura rosicruciana. C’è la croce, e la rosa è presente nella mela, che è una rosacea.

 

Immagine molto ricca quella di König, che si può forse sintetizzare con le seguenti parole lapidarie:

Ex Deo nascimur,
in Christo morimur,
per Spiritum Sanctum reviviscimus

Il seme insomma origina da Dio, poi c’è stato …il fatto della mela – che sta a noi trasformare in dolce frutto dell’anima, smaltendo quel che vi si è ammalorato via via – attraverso il morire all’uomo vecchio, nel vivere la Croce come Lui l’ha vissuta. Infine c’è l’aspetto alato della questione, attraverso il quale possiamo rivivere di vita spirituale e non solo biologica.
Lo ridico: ognuno di noi viene da Dio – e questo è il passato comune – ma non ogni seme poi si svilupperà in una pianta portando frutto. Non tutti ritornano alla casa del Padre come il Figliol, cosiddetto, Prodigo. La Croce è l’evento centrale, il punto più basso dal quale cominciare la risalita. Croce della materialità e delle imperfezioni che ci separano e ci affliggono, ma che ci rendono coscienti della nostra individualità unica e diversa da tutte le altre. Occorre passare desti in quella Croce per risorgere, in quel dolore per svegliarsi, ri-vivere e trovare il frutto della propria anima.

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