La Parola del cosmo,
che attraverso le porte dei sensi
ho potuto portare nei fondamenti dell’anima, così parla:
colma le tue profondità spirituali
con le mie ampiezze cosmiche
per trovare un giorno me in te.
Il Calendario dell’anima è già da tempo, da quando la natura ha cominciato a colmare i nostri sensi di colori sempre più splendenti e infocati, che ripete variazioni dello stesso messaggio cosmico.
Ci parla, la Parola del cosmo, dicendo poi tra luglio e agosto: hai smarrito te stesso (e devi arrenderti all’impotenza), ma guarda che ora sei molto più te stesso di prima. Se ti colmi di me, della luce della mia saggezza – se porti nelle tue profondità spirituali, non solo nel fondo dell’anima ma nello spirito, la dimensione delle ampiezze che è la mia – ti ritroverai in me!
Ognuna delle molteplici percezioni, in un ampio orizzonte, che si realizza attraverso le porte dei sensi è una fecondazione, le cose che incontro hanno in sé il loro concetto intessuto dalla luce, anche se non me ne accorgo e non riesco a trovarlo lì. Nella loro forma sensibile c’è qualcosa della forma ideale. Nel percepirle sono io che non la vedo, l’essenza spirituale loro, tuttavia l’incontro con essa è avvenuto.
Nell’apparenza dei sensi – diceva il Cda n. 14 – si avvicina il pensare cosmico risvegliatore, normalmente attraverso tutte le domande che sorgono a suscitarlo. E il frutto cosciente dell’incontro incosciente sarà la vera conoscenza di me stessa e del mondo.
«Sull’onda della via del rientro alla terra, si può udire parlare la Parola Universale che si è potuta incontrare e dalla quale si è stati accolti, e che è dato far discendere verso i fondamenti della propria anima, per custodire il dono ricevuto nell’esperienza sensibile estiva. Questa Parola dice: dopo l’incontro con le mie vastità universali, dovrai ritenere fortemente in te il ricordo di questo incontro, in modo che, un giorno, tu possa ritrovare Me nella tua anima. Per questo, il tuo spirito deve colmarsi delle mie ampiezze e vastità». (Claudio Gregorat).
La Parola del cosmo, che attraverso le porte dei sensi ho potuto portare nei fondamenti dell’anima, così parla: colma le tue profondità spirituali con le mie ampiezze cosmiche per trovare un giorno me in te.
Es spricht das Weltenwort,
das ich durch Sinnestore
in Seelengründe durfte führen:
erfülle deine Geistestiefen
mit meinen Weltenweiten,
zu finden einstens mich in dir.
Già il componimento n.16 diceva: Il mio presagire m’impone severo di racchiudere il dono dello spirito entro me, sì che doti divine maturando e fruttando in fondo all’anima portino frutti al sé.
E König conserva anche nell’immagine successiva questo aspetto estivo del dono del frutto: non più l’uva, il frutto della vite e della vita (espressa dai grappoli attorno alla fontana zampillante dell’immagine 16) ma qui una mela, un limone e una pera vengono donate da una grande mano maschile. E diffondono un’ampia luminosità sui fondamenti dell’anima, sul pavimento della stanzetta.
La stanza blu della nostra anima ha una porta e tre finestre addossate in un angolo, sono le porte (e le finestre) dei sensi, attraverso le quali tutte le cose che ci attorniano entrano in noi.
La porta a due battenti è sormontata dal simbolo della spirale – la chiocciola uditiva, la coclea – quindi rappresenterebbe la duplicità degli orecchi. La contemplazione di questo organo di senso può essere fonte di grande malinconia, dice qualche volta Rudolf Steiner, perchè un tempo (e ora non più) esso ci trasmetteva la parola degli dei. Quella che parla agli uomini dal Calendario estivo, e da ogni creatura se potessero udirla.
Le due finestre ai lati della porta d’angolo rappresentano evidentemente i due occhi, uno legato al percepire – quello a sinistra dove traspare una luce rossa – e l’altro, che irradia luce gialla, al pensare.
L’ultima finestra, a destra, è sormontata dal simbolo di una verga dove si arrampica un serpente, non è il caduceo che ne ha due di serpenti, ma è il cosiddetto bastone di Asclepio, di Esculapio, dio della guarigione in Grecia e in Roma. Qui potrebbe sintetizzare la percezione olfattivo-gustativa.
Nel momento della meditazione queste aperture sono chiuse, come nel disegno, ma nel fondo dell’anima, nei suoi fondamenti si trovano i doni che ci furono largiti, i frutti luminosi di tutti i nostri incontri precedenti.

