E ora io sono nelle altezze dei sensi,
così nelle profondità dell’anima fiammeggia
da mondi di fuoco dello spirito
la parola di verità degli dei:
cerca presago di trovar te stesso
simile allo spirito nei suoi fondamenti.
Un componimento piuttosto trinitario. Troviamo anzitutto il corpo fisico – i sensi, l’aspetto più materializzato nostro -, poi l’anima nelle sue profondità, e soprattutto lo spirito, che qui compare tre volte.
Geist in tedesco significa spirito ma anche pensiero, intelletto, è un termine che ha quindi una sua concretezza, mentre in italiano è qualcosa di più pallido, volatile, indeterminato. È intelligenza cosmica la spiritualità che ora pervade e vivifica ovunque la natura.
«Possiamo dire: l’uomo d’estate è immerso nella natura. E se egli ha le giuste sensazioni e i giusti sentimenti per questo, dall’intessere della natura gli viene incontro la spiritualità oggettiva, così che all’epoca di Giovanni per ciò che è veramente umano deve venir cercato l’elemento spirituale esteriore, oggettivo». (Dornach, 12 ottobre 1923, in O.O. 229).
Nei versi c’è un triplice movimento che va dalle altezze, dei sensi, alle profondità dell’anima (dove fiammeggia la parola degli dei), ai fondamenti dello spirito che si trovano anche nell’interiorità umana: nello scheletro umano direbbe forse l’Immaginazione cosmica di San Giovanni prima citata, che ritroverete alla conclusione di questo commento, il cui raffronto col Cda 13 può essere molto fecondo. Nei versi conclusivi dell’Immaginazione viene riprodotto lo stesso triplice movimento: altezze, profondità, centro interiore.
Dunque la parola degli dei ci trasmette dal profondo dell’anima, fiammeggiando di fuoco spirituale, una sicura verità che ci aiuta a riorientarci nel volo cosmico giunto al suo culmine, nelle altezze: è ancora un presagio per noi che abbiamo appena lasciato la Terra, ma il succo è di trovarci affini allo spirito, come suoi parenti (verwandt).
Lo spirito che ci è affine non è quello luciferico che ci colma i sensi, ci affascina e ci vorrebbe sedurre, ma è lo Spirito Santo; quel che ora fiammeggia – nella calura di questi giorni – non è solo il fuoco di Prometeo ma il fuoco dell’Io.
Così commenta Enzo Nastati:
«Le altezze dei sensi: con questa espressione si intendono i sensi spirituali in noi, quelli che ci permettono di cogliere, con la forza dell’Io Sono, lo Spirito nell’universo.
L’azione parte ‘dal mondo di fuoco dello Spirito‘ e ‘fiammeggia‘ nelle profondità della nostra anima. L’unione tra interiorità ed esteriorità è avvenuta, l’anima accoglie nel Fuoco, nel calore dell’Io, ciò che i sensi le portano attraverso la Luce spirituale.
Quando il mondo esteriore ci porta all’agire, avvolgendoci con le sue forze di espansione, allora gli impulsi della volontà spirituale risuonano nell’anima umana riverberando Fuoco, cioè attivando la forza Cristica presente nell’Io.
Il Fuoco ci ricorda la fiammella pentecostale, che ha attraversato il suo completamento a San Giovanni; siamo quindi entrati nella sua pienezza, ora l’impulso è maturo, si è attuato completamente.
La parola di verità degli Dèi promana da oltre lo Zodiaco, dalla S.S. Trinità che ora ci parla attraverso il Verbo: ora possiamo toccare le basi originarie dello Spirito Universale, ora possiamo trovare la nostra affinità con esso, essendo noi stessi Spirito.
L’uomo però deve sempre ‘cercare presago’. Infatti la sua attività è in potenza affine allo Spirito, è chiamato a conquistare questa affinità come coscienza. Deve quindi ‘cercare di essere‘.
Il termine ‘presagio’ ritorna frequentemente nei versetti del Calendario. Ricordiamo che quest’esperienza, che consiste nel presentire gli eventi spirituali che ancora si devono manifestare e dei quali avremo, al momento opportuno, una piena coscienza, rappresenta il primo germe delle coscienze superiori: infatti la veste del presagio è la coscienza immaginativa, che permette di cogliere il vivente mondo delle metamorfosi, e quindi di ‘prevedere’ scientemente il mutare del mondo. Questo livello di coscienza giunge grazie al riscatto mariano delle forze terrestri-lunari del cervello fisico. Come apprendiamo dalle comunicazioni di R. Steiner, questa è un’azione legata alla manifestazione del Cristo nel piano eterico. Lo Spirito umano trova se stesso, cioè sviluppa l’autocoscienza, quando si confronta con lo Spirito Universale o con un altro Spirito, e ora c’è la possibilità di trovarsi (sviluppare l’autocoscienza del proprio essere) grazie al confronto con lo Spirito Universale. Questo processo di autocoscienza è tipicamente legato all’azione dell’Archai Michele. Il nostro collegamento con questa Entità spirituale, con Colui che è il Volto del Cristo, si svilupperà da ora secondo un crescendo che culminerà prima con il versetto 19 (periodo di S. Lorenzo) e poi con il 26 (periodo di S. Michele).
Con la piena estate avviene invece l’incontro con l’arcangelo Uriele, con colui che dalle altezze dello Spirito scruta i cuori umani vagliandone le azioni. Se questi cuori si ravvederanno conformandosi alla volontà universale, in essi si genererà, sei mesi dopo, prima il Gesù e poi il Cristo (con il Natale e l’Epifania). Sarà cura di Michele donarci la forza per vincere le forze dell’ostacolo presenti in noi ed ora riconosciute da Uriele».
E ora io sono nelle altezze dei sensi, così nelle profondità dell’anima fiammeggia da mondi di fuoco dello spirito la parola verace degli dei: cerca presago di trovar te stesso simile allo spirito nei fondamenti dello spirito.
Und bin ich in den Sinneshöhen,
So flammt in meinen Seelentiefen
Aus Geistes Feuerwelten
Der Götter Wahrheitswort:
In Geistesgründen suche ahnend
Dich geistverwandt zu finden.
L’uomo vestito come un greco, che indossa una lunga stola, potrebbe essere il Battista in riva al Giordano – il componimento 13 è complementare al 40, l’Epifania, il battesimo in cui lo spirito del Cristo cominciò a immergersi nella triplice corporeita di Gesù, a partire dalle strutture più dense, dal sistema osseo, dal midollo.
Giovanni battezzava con acqua ma profetizzava la venuta di un Battezzatore col fuoco. Nell’immagine sono le sue mani che evocano un fulmine degno di Zeus, da mondi di fuoco dello spirito che si intravedono sullo sfondo: un monte, forse l’Olimpo, e un tempio greco alle sue pendici, dove dimorava la divinità.
Lo sguardo serio, severo e penetrante dell’uomo con la stola fa però piuttosto pensare a Uriele, colui che come Maat – la dea egizia di verità e giustizia – soppesa i cuori degli uomini, vaglia la loro moralità dopo la morte, e si manifesta nelle nubi intelligenti che torreggiano attorno al 24 giugno. Cumulonembi luminosi, alte formazioni che sembrano di panna montata, nelle quali risplende il volto dell’Arcangelo Uriele, “che veramente custodisce nel proprio pensare il pensare cosmico“.
Sempre nell’O.O.229 troviamo: “Non si può soltanto guardare al serio sguardo di Uriele […] ma si può guardare anche a qualcosa che, vorrei dire, sono come braccia a forma di ali, o ali a forma di braccia, in atto di serio ammonimento e che agisce proprio come gesto di Uriele, che induce nel genere umano quella che vorrei denomimare coscienza storica. Essa appare nel gesto ammonitore di Uriele“.

