La bellezza splendente del cosmo
mi costringe a svincolare dal profondo dell’anima
le forze divine della mia vita
per volare nel cosmo;
ad abbandonare me stesso
confidando solo nel cercarmi
nella luce e nel calore del cosmo.
La Festa di San Giovanni ha un’atmosfera più che mai cosmica, qui compare ben tre volte la parola Welt, come aggettivo o sostantivo, che significa cosmo appunto, mondo o anche universo.
La bellezza cosmica luminosa che ci attornia, ovunque!, colma tutti i sensi dal mattino alla sera di profumi inebrianti, di cinguettii, di colori splendenti. Cotanta bellezza ci rapisce: siamo portati fuori di noi stessi per volare via nel cosmo, uniti con la luce e il calore.
Le forze divine che partoriamo dal profondo dell’anima – entbinden vuol dire sciogliere, svincolare, liberare ma anche partorire – sono quelle della nostra vita individuale, sono forze eteriche. Per fortuna il processo non avviene per intero, sennò a San Giovanni moriremmo tutti. Però è impossibile resistere, opporsi a questa seduzione più di quanto sia possibile evitare la morte quando arriva: occorre arrendersi, abbandonarsi, perdersi. …L’ego si avvinghia!, non vorrebbe mollare malgrado tutti i saggi ammonimenti, gli annunci del Calendario dell’anima delle ultime settimane che dicono che la vera me stessa è là fuori, malgrado tutta l’antroposofia che lo conferma. Occorre cambiare direzione, mutare mente. Perché se voglio trovarlo, l’Io Sono Reale, sono costretta ad abbandonarmi a quella bellezza luminosa e calorosa e a cercarvi me stessa, con fiducia: lì la troverò.
Der Welten Schönheitsglanz
Er zwinget mich aus Seelentiefen
Des Eigenlebens Götterkräfte
Zum Weltenfluge zu entbinden:
Mich selber zu verlassen,
Vertrauend nur mich suchend
In Weltenlicht und Weltenwärme.
Karl König ritrae in questa immagine anzitutto un quadro, il ritratto di un uomo quasi a mezzo busto (il capo, il collo e le spalle), posto al centro di una specie di parete tappezzata di chiazze gialle, azzurre, verdi e rosa. Il quadro sul muro fa pensare al tableau, al “quadro mnemonico” della primissima fase della vita spirituale dopo la morte, descritto innumerevoli volte da Rudolf Steiner quando parlava dei Defunti. Che la fascia variopinta simboleggi il “piano eterico” potrebbe essere confermato dal simbolo egizio dell’Ankh, la croce ansata detta anche Chiave della Vita posta nel ritratto dell’uomo sotto la fossetta giugulare.
Il grande quadro mnemonico dura pochi giorni dopo il momento della morte: allora vien meno anche il corpo eterico, in cui le forze divine di vita che ci hanno legati al corpo fisico e lo hanno tenuto in quella determinata forma o figura, si svincolano (entbinden) per espandersi luminose attorno a noi, che così cominciamo il nostro volo cosmico tra i pianeti.
In quei tre giorni e mezzo osserviamo senza partecipazione emotiva le vicende della nostra vita diurna trascorsa, come in un ampio panorama spaziale, e vediamo tutto ciò cui il nostro Io ha partecipato, in cui si è trovato al centro dei fatti che ora ricordiamo.
Sono molto importanti questi primi giorni, perché quelle forze di memoria di me stessa che si liberano, che partorisco dal profondo dell’anima, quei lacci che prima mi vincolavano al corpo fisico, ora e per tutto il tempo della vita tra morte e nuova nascita mi faranno ricordare che …Io Sono. Mi serviranno a mantenere ben stretto il pensiero del mio Io, a mantenermi ben stretta al mio Io.
Saggiamente allora il corso dell’anno mi fa esercitare in questa Atmosfera di San Giovanni, più che mai saggio l’Annuncio di queste settimane: perdi il te stesso terreno – per te non è altro che un ritratto, un’immagine bidimensionale, una rappresentazione – e trovati in quella luce anche spirituale di giugno.
Nella parte mediana e alta del disegno sono trasposti i sensi dell’uomo, quelli che durante la vita terrena gli permettono di partecipare alla bellezza del mondo, in particolare la bocca e le orecchie che sono protagoniste del dialogo in atto tra uomo e cosmo.
Il volo cosmico compare tre volte in forma di uccello, più o meno stilizzato – forse lo Spirito Santo, il Lucifero redento dalla Pentecoste – e tre volte nell’immagine della sfera solare, che appunto rappresenta la perfezione del cosmo.
La bellezza splendente del cosmo mi costringe a svincolare dal profondo dell’anima le forze divine della mia vita per volare nel cosmo; ad abbandonare me stesso confidando solo nel cercarmi nella luce e nel calore del cosmo.

