Quando dalle ampiezze del Cosmo
il Sole parla ai sensi dell’uomo
e dalle profondità dell’anima la gioia
si unisce alla luce nel guardare,
allora, dall’involucro dell’egoità
migrano pensieri nelle lontananze dello spazio
e legano ottusamente l’essere dell’uomo con l’Essere dello spirito.
È più che evidente il nesso tra questo primo componimento e il suo complementare, il 52 della scorsa settimana. Sono detti complementari tra loro i versetti dove c’è un rispecchiamento rispetto a un equinozio: in questo caso lo specchio è la Pasqua primaverile e tra sei mesi lo sarà il San Michele autunnale.
Nel n.1 come nel 52 sono in gioco uomo e cosmo nelle loro reciproche relazioni che si svolgono nelle ampiezze cosmiche, nelle profondità animiche e nelle lontananze spaziali.
Solo che siamo un passo avanti nel corso dell’anno: qualcosa è stato lasciato indietro, qualcosa di nuovo si affaccia – e più che mai alla Pasqua che è il vero inizio dell’anno, con il suo rinnovamento e, in grande, l’inizio di una evoluzione nuova per tutti.
Del 52, è caduto il primo volgersi dello spirito umano allo spirito del Cosmo, il percorso prosegue partendo dalla dimensione delle ampiezze, dal Sole (qui l’iniziativa è solare, nel 52 era umana) che parla ai sensi dell’uomo, e in questi che guarda nasce la gioia!
Così ha inizio una duplice risposta umana: la gioia si unisce alla luce solare in una …conversazione. È un sentimento che fiotta dal cuore, la gioia nasce quando sorge la chiarezza che porta alla comprensione, quando quasi si fa luce come al mattino quando sta per spuntare il Sole a illuminare le tenebre notturne. La gioia è come l’aurora, ed è il sentimento che si accompagna al pensare, è sentirsi finalmente uniti grazie all’unico ponte esistente, a ciò che crea la comunione fra gli individui, ma anche coi regni di natura, con le rocce, le piante fiorite, gli animali volanti, cinguettanti e ronzanti.
Perché è nella attività pensante risorta che si dissolvono i miraggi della percezione e della rappresentazione che ci dividono, dagli altri e dal mondo, e finisce il senso di solitudine, illusoria anch’essa.
Ed ecco che migrano pensieri nelle lontananze, e questa è la seconda metà della risposta umana che ci unisce alla luce cosmica, che è vita spirituale. Su questa relazione tra il sentimento e il pensiero umano risorto si è pronunciata la Filosofia della libertà al capitolo 6:
Per l’universo la mia vita di sentimento non ha valore altro che se il sentimento, come percezione fatta sul mio sé, viene collegato con un concetto e per tale via si inserisce nel cosmo (par.13).
Uomo e cosmo ora sono uniti fin nel loro essere. I pensieri che sorgono dall’involucro dell’egoità legano, seppur ottusamente – è un inizio di ottundimento, poi peggiorerà -, l’essere (Wesen) dell’uomo con l’Essere (Sein) dello spirito. Qui è l’uomo che sale verso lo Spirito, dopo che Lui è disceso sulla Terra.

La prima settimana dell’anno nasce sotto il segno dell’Ariete: della Resurrezione che inizia dal Golgota, dalla testa, e parla del sacrificio dell’animalità. König ne riporta infatti il simbolo cosi eloquente in basso, sopra il numero 1.
Anche il resto del disegno è essenziale, compare così più chiaramente un complessivo moto verso l’alto, verso lo spirituale cosmico, in accordo con le forze impulsive e impetuose dell’Ariete, mentre nel 52 tutto scendeva giù.
La collina è scomparsa, la Gerusalemme in basso a sinistra è stata sostituita dalle tre croci sacrificali con quella centrale più alta – da lì comincia esemplarmente la risalita umana – mentre in basso a destra dove stava la stella a cinque punte ora c’è lo stesso un cinque: una grande fioritura di una specie di giunchiglia, che contiene quattro fiori più piccoli dai colori rosa e azzurro: la corolla del sentimento che si apre al cosmo nella splendente e gioiosa mattina pasquale.
La stella ora ha sei punte ed è in alto a sinistra, splende lassù a creare un equilibrio tutto nuovo tra microcosmo e macrocosmo.
La bella onda che nel 52 era triplice, disegnando un ponte nelle ampiezze, ora da due luoghi del cielo lontano si muove sinuosa, non più come onda o ponte, ma in forma di duplice ricciolo o di “S”. Questi sarebbero forse i pensieri che dall’involucro dell’ego migrano alati nelle lontananze dello spazio.
Quando dalle ampiezze del Cosmo il Sole parla ai sensi dell’uomo e dalle profondità dell’anima la gioia si unisce alla luce nel guardare, allora, dall’involucro dell’egoità migrano pensieri nelle lontananze dello spazio e legano ottusamente l’essere dell’uomo con l’Entità dello spirito.
Continua il movimento verso fuori, già iniziato, seppure impercettibilmente, col solstizio d’inverno. Ora si fa più palese alla visione la quale, poggiando sulla percezione, offre la possibilità di un’unione sempre maggiore col mondo esterno. La luce, difatti, contribuisce molto a rendere il mondo esterno sempre più chiaro, bello, accettabile e gradevole nell’aria che si fa più dolce e temperata, dopo i rigori invernali.
Il sentimento del sé mantenutosi forte e saldo durante il periodo autunnale-invernale, comincia ad aprirsi al mondo. I pensieri, tenuti entro il proprio sé per elaborare l’interiorità, ora cedono, aprendosi allo spazio.
Ma con questo perdono in saldezza e cominciano a diventare più labili, meno consapevoli, onde poter attuare una relazione con lo spirituale esterno, anche se piuttosto ottusa. (Claudio Gregorat).
