Arthur Dove, Sunrise 1924

Il Centro Antroposofia ETS. Settimana dal 22 al 28 dicembre 2025 – La prova della Solitudine

Sento come disincantato
il Figlio dello Spirito nel grembo dell’anima;
in chiarità di cuore
la sacra Parola Universale ha generato

il frutto celeste della speranza,
che cresce giubilando nelle lontananze cosmiche
dal fondamento divino del mio essere.

Io sento come disincantato, perché …prima c’era una specie di magia come quella delle fiabe, da strega cattiva, ma adesso Avviene il lieto fine del disincanto, anzi il lieto evento! Lì come Raffaello l’ha visto, c’è il sipario verde come la speranza e – meraviglia! – si è aperto a mostrarmi di più e d’altro che di solito non vedo.

Cosa sento? Il Figlio, il Bimbo. È mio? Il Calendario dice dello Spirito, e non dice “del mio spirito”, come non dice “nel grembo della mia anima”. Potrebbe anche essere che sono fenomeni cosmici che sento?, è una visione offertami in dono dell’evento centrale dell’evoluzione? Sì, ma mi deve anche riguardare… se ha ragione Angelo Silesio a dire quella famosa: “Nascesse pure Gesù mille volte a Betlemme, a nulla mi vale se non nasce in me“. Quindi, magari in piccolo: ci dev’essere qualcosa come un disincanto e qualcosa di spirituale che nasce, in questa settimana.

L’anima è divenuta avvolgente, plasmata “a veste dello spirito” (n.18) come la veste celeste e rossa della Madonna: avvolge, a proteggerlo, quel Bambino cui sono state già rivolte le migliori cure, con i travagli e le prove di una serie di vite. Che hanno prodotto il candore del cuore, chiaro, puro, degno di essere fecondato dalla Parola.

Il Calendario dell’anima n.38 ci fa fare questa volta una specie di meditazione centro/sfera. In fondo, la Terra 4 – la quarta incarnazione planetaria che corrisponde a questa settimana di Avvento e alla relativa prova – è il luogo dove l’Essere umano incarnato atterra e si vive, isolato, al centro del mondo e da lì vede le cose illuminate da fuori. Dove sperimenta la Solitudine della separazione dal mondo, dalla natura, dagli altri e da se stesso. Non sa più che invece il suo essere è cosmico, e realmente periferico.

La prova della Solitudine significa anche divenire Sole! Trovare il proprio Sole spirituale e irraggiarlo, infatti com’è radiosa la mamma tutt’una col suo bambino.

Quindi: come ogni uomo quel Bimbo che nasce a Natale ha dovuto sorgere dal fuoco saturnio, dall’acqua e dall’aria solare e lunare, e ora dalla Terra. Per tornare allo spirito (come tutte le volte che moriamo) deve ampliarsi perdendo quel centro, provvisoriamente trovato, senza perdere coscienza di sé. Al viaggio di andata le vesti ci sono state donate, ora abbiamo da crearle.

Una settimana dopo l’altra, preparandoci all’Avvento abbiamo perso “dimensioni” come dicevamo a proposito dell’acqua …in cui era semplice, diciamo, perché ne avevamo ancora due su tre, e si era trattato di passare da spazio a superficie senza “spegnerci” perdendo coscienza. Mentre ora, alla quarta prova saremmo puro Spirito adimensionale, luminoso e cosciente di sé. Qualcosa che non si riesce neanche a immaginare!, eppure siamo noi.

Di settimana in settimana ci hanno lasciati anche Archai, Arcangeli e Angeli: per questo ora siamo del tutto soli e possiamo sviluppare quella luce del cuore: i grandi genitori delle Gerarchie hanno dovuto lasciarci.

Nel rapporto tra la madre e il figlio viene superato l’incanto o l’inganno della divisione, lei lo sperimenta come una parte che ha generato da sé. E quando nasce il Figlio dell’Uomo a Natale ci rendiamo conto che abbiamo natura cosmica e terrestre, periferica e centrale, terreste, celeste e infocata come testimonia quel manto. E allora può cominciare a maturare la speranza, che continuerà ad accrescersi nel futuro evolutivo dell’umanità. Nei giorni successivi al solstizio il Sole inizia a descrivere in cielo via via archi sempre più ampi, perché la nascita di Gesù è come un’alba, il Levar del Sole dipinto da Arthur Dove dell’immagine in Rubrica.

Quando mi sentivo “solo” e disperato al centro del mondo e la luce non l’accoglievo (Gv.1,5) per via della “tenebra” opaca della materialità corporea, Lei mi illuminava ma io la riflettevo: allora è nata la prima forma di autocoscienza, grazie al mio corpo fisico materiale.

Ora invece mi scopro “Sole” nella Solitudine. Ogni essere umano è una specie a sé, dice Teosofia, e questo è il grande mistero della Solitudine, dell’individualità, unica, irripetibile, libera, responsabile che sa creare amorevolmente mondi, giubilando.

Torna in alto
Il Centro Fondazione per l'Antroposofia ETS
Panoramica privacy

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.

Consulta la nostra Informativa Privacy